Mi sono procurato una decina di manuali di scrittura, sui temi più basilari, come trama, personaggi, struttura di base della fiction, regole generali. Uno l’ho già finito, e ne parlerò con il prossimo post di questa serie, che apre il primo dei filoni di cui parlavo la volta scorsa (ovvero qui), quello della scrittura.
La domanda basilare è perché l’abbia fatto, il che ci porta ad un’altra domanda, ancora più basilare ed importante. Come diavolo si fa a scrivere? Si prende una penna e si tracciano segni su un foglio di cellulosa? Si imbraccia un martello e si scava la roccia? Si scrive sul momento, sull’entusiasmo, in base alla grande chimera dell’ispirazione, si scrive di getto, per caso, per noia, per amore?
Oppure si scrive con metodo? Ci si siede al tavolo per cinque giorni alla settimana, per sei ore al giorno, si timbra un cartellino e, dita che affondano nelle tempie, si cerca di produrre più pagine possibile, sperando che siano decenti?
Si scrive nella vasca da bagno?
Su un albero?
A testa in giù?