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Mi sono procurato una decina di manuali di scrittura, sui temi più basilari, come trama, personaggi, struttura di base della fiction, regole generali. Uno l’ho già finito, e ne parlerò con il prossimo post di questa serie, che apre il primo dei filoni di cui parlavo la volta scorsa (ovvero qui), quello della scrittura.

La domanda basilare è perché l’abbia fatto, il che ci porta ad un’altra domanda, ancora più basilare ed importante. Come diavolo si fa a scrivere? Si prende una penna e si tracciano segni su un foglio di cellulosa? Si imbraccia un martello e si scava la roccia? Si scrive sul momento, sull’entusiasmo, in base alla grande chimera dell’ispirazione, si scrive di getto, per caso, per noia, per amore?
Oppure si scrive con metodo? Ci si siede al tavolo per cinque giorni alla settimana, per sei ore al giorno, si timbra un cartellino e, dita che affondano nelle tempie, si cerca di produrre più pagine possibile, sperando che siano decenti?
Si scrive nella vasca da bagno?
Su un albero?
A testa in giù?

Una giovane scrittrice si allena a decorare le strade di Mosca con il suo ultimo romanzo.

l’idea comune è che lo scrittore generico medio si alzi la mattina, faccia colazione e si metta, armato di giacca e cappello e bloc notes, in cerca dell’Ispirazione. Per le vie del centro, in mezzo alle strade alle macchine ai palazzi, se ne vada camminando e guardando il cielo, alzando il cappello per salutare i passanti. Poi, come d’incanto, sbatte contro l’Ispirazione come avesse urtato un palo della luce. Strabuzza gli occhi. Apre un poco la bocca. Le mani corrono alla penna e al bloc notes, di cui gira febbrile le pagine fino a trovarne una bianca – e poi scrive il romanzo del secolo.

HA. Magari.

Sapeste come mi ispirano i collant neri.

Io non so se esista l’Ispirazione. Ma sono parecchio scettico. Sarebbe bello andare a caccia di idee con un retino, e poi tornare a casa e scartare le peggiori, come si fa con le conchiglie. Con me non ha mai funzionato. I tramonti e le montagne e le passeggiate in riva al mare possono ispirare, ma solo tramonti, montagne ed altre passeggiate in riva al mare. Questo è il punto.
Il resto funge da distrazione. La scrittura è un processo creativo, e la creatività è la funzione più complessa del cervello umano, quindi necessita una certa concentrazione: gli stimoli esterni tendono a condurre a quelli stessi stimoli.
Il discorso sull’ispirazione è legato al concetto di base della scrittura che, ci proviene dal romanticismo: il poeta afflitto e sconvolto dai sentimenti, che deve scrivere per forza, per dolore, per amore di donna, di patria! E dunque la scrittura come atto morale, di puro e semplice sentimento, di fronti imperlate nella passione, di inchiostro che scorre a fiumi e narra dei grandi temi e dei grandi valori.
Stronzate.

Stronzate. Pure e semplici.

Il Romanticismo è nato anche come critica all’Illuminismo, alla Dea Ragione, e, – come sempre accade in questi casi – per evitare un estremo è caduto nell’altro, e ha creato una retorica della Passione e del Sentimento che, per quanto si sia spenta, non ha trovato una cultura capace di contrastarne le ceneri, che così sono rimaste addosso alla figura dello Scrittore.
Per quanto mi riguarda – e potrà funzionare diversamente per qualcun altro, ma per me è così – la scrittura non è Ispirazione. La scrittura non è un impulso. La scrittura non è uno starnuto.
La scrittura è un processo.
Questo avviene perché la lettura è un altro processo: il lettore decodifica, interpreta, e crea la sua propria immagine di ciò che lo scrittore ha posto sulla pagina, ma il risultato è diverso per ogni lettore, e per ogni lettura.
In questo senso, quando si scrive, si pongono le basi per questo processo. Se esso funziona bene, il lettore può decodificarlo e fare la sua parte – un po’ come quando si tira su una cerniera lampo. Se invece è stato impostato male, allora la cerniera si inceppa, il lettore prende e se ne va.
Dopotutto, ci sono milioni di distrazioni.

Jean "Fenice" Grey. Esempio di distrazione.

Da bambino, ho provato a leggere La Freccia Azzurra di Gianni Rodari; mi sono fermato alle prime dieci pagine, perché mi annoiavano. Mesi dopo ho deciso di riprenderlo e ho trovato uno dei libri più belli della mia infanzia, ed uno scrittore che ha illuminato da allora la mia vita con le sue stupende storie.
Ma quelle dieci pagine rischiavano di rovinare tutto.
Non sempre è colpa dello scrittore – a volte può essere il lettore stesso a non essere in qualche modo pronto per la storia, ma questa è una cosa che non si può controllare. Dunque, il massimo, e nel contempo il minimo, che si può fare è assicurarsi che tutto funzioni bene, che il processo non sia rallentato oppure ostacolato.
In questo senso, io credo che il lavoro sia piuttosto meccanico.
Scrittura e matematica si assomigliano molto: entrambi sono sistemi di riproduzione della realtà, entrambi si basano su simboli e lavorano su per astrazioni. Ed entrambi sono basati su processi interni, processi ben determinati. Operazioni codificate, algoritmi, associazioni, trasformazioni per la matematica; frasi, parole, paragrafi, metafore, figure per la scrittura.

Matematica e scrittura sono molto simili. Entrambi sono processi, entrambi sfruttano astrazioni ed entrambi descrivono la realtà. Entrambi hanno un principio ed una fine.

Ed entrambi hanno delle regole.
Può sembrare una verità dura da mandar giù, ma se mi mettessi a scrivere invertendo le lettere una ad una, nessuno capirebbe più nulla. Potrei spacciarla come avanguardia. Ma non sarebbe scrittura, sarebbe qualcosa di diverso. Probabilmente una stronzata.
Ma ciò che importa è che la scrittura, per quanto si sia evoluta nei secoli, ha mantenuto alcuni caratteri comuni, uno dei quali è la voglia di comunicare qualcosa al lettore – ed i ricettori di comunicazione non sono molto cambiati negli ultimi 30.000 anni. Pertanto, per comunicare qualcosa in maniera efficace, bisogna sfruttare quei recettori, fornire loro linguaggio che possa essere decodificato, interpretato e ricreato; e in questo processo, la storia venga raccontata.

Per quanto mi riguarda, se si può montare un motore di macchina, un jet od un acceleratore di particelle, si può montare anche un romanzo o un racconto.
Per questo motivo ho iniziato a leggere manuali di scrittura, e per questo motivo li recensirò, assieme a molte altre cose.

Le regole esistono eccome.

Il che non significa dire che uno non possa diventare un grande scrittore senza studiare dei manuali – Sturgeon era sempre Sturgeon – ma vuole dire che le regole esistono, ci piaccia o meno, e conoscerle ci aiuta soltanto.
Senza regole, la scrittura si riduce ad un’amalgama di impressioni più o meno buone, più o meno piacevoli, ma fallisce nel suo scopo principale, che è quello della comunicazione, fallisce nel processo perché, per quante parti ci siano, non si sa come assemblarle.

Scrivere è un processo. E come l'apertura di una lampo, avviene tra due elementi, lo scrittore ed il lettore. Se qualcosa va storto, la lampo si inceppa ed il processo si ferma. Per imparare come si fa, lasciamo da parte la retorica romantica e studiamoci i manuali.

Io voglio ripartire dalle basi a scoprire come si fa.
Quindi ci aggiorniamo la prossima volta, con il primo di questi manuali.

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