
Feci un passo indietro, stringendomi le braccia contro il corpo, cercando un po’ di conforto nel calore del tessuto ruvido del giaccone, respirando ad ampie boccate nell’aria della sera, l’odore di terra e foglie marce che mi penetrava le narici.
La cosa-cane che si muoveva ad una ventina di metri da me, seminascosta dai tronchi degli alberi, alzò il muso e continuò a fare quel respiro di carta vetra, più alto e penetrante, per qualche istante.
Cominciò a muoversi.
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