Sono un grande appassionato di Steampunk, la corrente culturale ispirata al retrofuturismo vittoriano, caratterizzata da grandi macchinari, uso del vapore come forma di energia ed automi meccanici. Ciò che più mi affascina è però l’uso di una tecnologia che è ancora quasi interamente nelle mani dell’uomo, dell’inventore. La fisica e in parte la matematica sono ancora sotto il controllo totale e diretto dello scienziato, non sono presenti nello Steampunk fenomeni che vadano oltre la diretta comprensione o percezione umana (fatte le eventuali eccezioni). Il rapporto diretto, dunque, tra il mondo e l’uomo, in cui sono sufficienti alcuni anni di studi ingegneristici, un paio di guanti e un po’ di lavoro per permettere a chiunque di costruirsi i macchinari più bizzarri, e, ciò che vuol dire, dominare la natura.

Ho l’impressione che ci torneremo presto. In questi giorni, un’equipe di scienziati tedeschi ha pubblicato questo documento, in cui afferma che il Picco del Petrolio (o Picco di Hubbert) è stato ormai raggiunto.

Sembra velatamente minaccioso, ma la maggior parte di voi non avrà capito una cippa. Per loro fortuna, ci sono qui io a spiegare come mai ci estingueremo non tra cento anni, ma tra quindici.
Alcuni di voi ricorderanno le due crisi del petrolio del 1973 e del 1979, provocate da un embargo dell’Arabia Saudita e poi dell’Iran delle esportazioni di petrolio negli Stati Uniti. Ne derivarono panico, una scalata dei prezzi esorbitante (nel primo caso da circa 3 a 13 dollari al barile, nel secondo da circa quindici a quasi quaranta dollari) ed una politica di risparmio energetico e razionamento del petrolio per le auto. E i camion. Niente trasporto su strada, niente merci. Niente energia per le fabbriche, niente prodotti da trasportare. Niente lavoro in fabbrica, tutti a casa. E così via.
Una specie di incubo, che anche in Italia aveva fatto sentire i propri effetti, con la famosa Austerity.
Ora, quelle crisi furono provocate da uno shock petrolifero, ovvero un brusco aumento del prezzo del petrolio, che impedì un adattamento dei mercati e dunque di tutta la struttura sociale. La buona notizia era che al di là del periodo relativamente breve di crisi, ci sarebbe stata comunque una grande disponibilità di petrolio. Erano embarghi, non crisi di produzione.
Quello che questi scienziati tedeschi sembrano avere scoperto è che la produzione sta raggiungendo il massimo proprio

adesso.

Sembra tanto una buona cosa vero? Tanto petrolio e più pilu per tutti, non è così?
No. Il Picco di produzione significa (secondo la teoria del Picco di Hubbert) che una volta che esso sarà passato la produzione di petrolio scenderà inesorabilmente.

Per enumerare soltanto le conseguenze a breve termine: calo tremendo della produzione industriale, dei posti di lavoro e delle possibilità di comunicazione, crisi energetica a tutti i livelli, attriti politici con i paesi produttori, ovvero Russia, Arabia Saudita, Iran, e solo per citare i principali. Inoltre questi Paesi non sembrano avere avviato una politica di buon vicinato, dal momento che sono molto, molto vicini a Cina e Pakistan e India, tutti noti per essere felici possessori di bombe atomiche.

Secondo questo grafico, estratto dallo studio tedesco, il petrolio sembra destinato ad esaurirsi sempre più velocemente a partire dal 2018-2020. E dopo?
Dopo è probabile – estremamente probabile – che vedremo tutte le conseguenze delle precedenti crisi ritornare amplificate di dieci volte. Io tendo ad essere ottimista – non voglio mica morire giovane – ma credo che prima o poi qualcuno farà lo sbaglio madornale di premere quel dannato bottone rosso.
E poi tutti a farsi scoprire, fossilizzati, dopo milioni di anni da una razza aliena.
Sempre che di fossili ne siano rimasti.

C’è uno stupendo racconto di Theodore Sturgeon intitolato Il Tuono e le Rose, in cui si ipotizza che, in seguito ad una guerra nucleare, una delle due parti abbia ancora il potenziale per attaccare l’altra e distruggerla; con essa, molto probabilmente, l’intera razza umana. Tuttavia, questi uomini con il fucile in mano decidevano alla fine di abbassarlo e togliere i proiettili.

La finestra temporale per strutturare una politica energetica a base di rinnovabili è molto esigua, ma c’è. La Cina, che sarà quasi sicuramente il nuovo supergigante dei prossimi decenni, sta apportando una serie di cambiamenti per migliorare l’apporto di energie rinnovabili. Altri paesi, come gli USA e forse anche l’Europa, si stanno svegliando dal sogno.L’avidità di risorse ed il desiderio di sopravvivenza possono spingere a scelte distruttrici, ma personalmente ritengo che siano meno pericolose dell’odio puro e semplice e dell’ideologia cieca.

Anche per questi tre fattori, ritengo che la sfide che ci aspettano saranno enormi, ma non insormontabili.
Nel frattempo, rispolveriamo l’ingegneria e studiamo lo steampunk, ci saranno utili.

Grazie a Wikipedia, al Fatto Quotidiano e agli smanettoni tedeschi per le informazioni.

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