Questo post inaugura una serie di riflessioni sul fenomeno della Singolarità, che spero diventeranno una delle colonne portanti di Regola per Sopravvivere.

In un interessante articolo, sul Fatto Quotidiano, Andrea Aparo esprime l’impossibilità che le nostre azioni, specie le più disdicevoli, possano essere dimenticate. Con ricadute pesanti, ad esempio la possibilità di essere scelti per un posto di lavoro a causa di qualche bravata. Facebook non aiuta in questo senso.
Al di là dei social network e delle loro alterne fortune, credo che il problema non sia presente nella mole di informazioni – sempre in crescita – presenti in rete. Sta nell’impossibilità di cancellarle.


Non uso la parola impossibile alla leggera, dal momento che stiamo parlando di una serie di numeri che viaggia nel cyberspazio a velocità prossime a quelle della luce, che può essere replicata con estrema facilità e distribuita ad un tempo quasi pari a zero in maniera capillare. Basta se ne conservi una sola copia ed essa potrà sempre risorgere.
L’unico modo per espandere la capacità di “dimenticare” anche alla Rete sembrerebbe quello – proposto da un’esponente della maggioranza del governo italiano qualche mese addietro – di predisporre una “data di scadenza” per i file, oltre la quale essi vengano cancellati.
Lasciando da parte le evidenti conseguenze di un’azione del genere, non credo nemmeno che sia possibile: la stessa indicazione della “data di scadenza” sarebbe interna al cyberspazio, e quindi modificabile, trasferibile, cancellabile eccetera.
Insomma, non si può costringere la rete a “dimenticare” usando gli strumenti della rete.
Che, incidentalmente, sono tutti quelli di cui possiamo disporre, almeno al momento.

Un esempio di qualcosa di simile, ma molto primitivo al futuro sviluppo di questa memoria eterna della rete può essere il turbine di polemiche generato dalla decisione di Wikileaks di rendere pubblici moltissimi file sulle guerre americane. Detto in soldoni, lo sgretolarsi del monopolio – o qualcosa di molto simile – sulle informazioni, sul controllo dell’opinione pubblica e delle destabilizzazioni tra governi.
Immaginate ora che questa possibilità di sgretolamento del monopolio diventa pubblica.
Il vostro datore di lavoro che vi licenzia per una frase su Facebook (o quello che sarà) e voi che lo ricattate di rendere pubbliche le sue foto di sesso sadomaso, trovate proprio ieri su un sito specializzato.
Le bugie alle fidanzate.
Le menzogne dei politici.
I segreti di Stato.
Gli schermi mentali di tutti.
Salterebbe tutto in aria.

Il mio consiglio è di prepararsi, perché salterà.
Prima di quanto pensiate, o pensi io.

Non posso riassumere in solo post le ragioni per cui (penso che) succederà.
Voglio però essere chiaro sulla possibilità di realizzazione almeno di questa memoria eterna.
Nel corso di tutta la storia dell’uomo, si può osservare il cambiamento di prospettiva dal Principio di Fede (io credo una cosa in funzione di chi me la dice) al Principio di Ragione (io credo una cosa perché ne ho la prova sensibile), o se vogliamo al Principio Scientifico. Il passaggio di testimone è avvenuto circa quattro secoli fa, e questo è risaputo.
Al momento presente, tuttavia, il Principio di Fede è ancora presente al di là del recinto stretto della religione.
Che politico avete votato alle ultime elezioni? Vi fidate del vostro partner?
Credo di essermi spiegato. Questo non è necessariamente un male. Il Principio di Fede fa parte della natura umana, e non deve certo essere considerato come un nemico o un retaggio primitivo: amore, fiducia, amicizia, letteratura. Sono tutti basati su di esso (anche se ovviamente a gradi diversi ed ognuno nella propria unica maniera. Non è questo lo scopo del post :3). Ma il Principio di Fede è utile anche in ambito scientifico. Non impallidite, ecco un esempio pratico: la legge della quadratura del cerchio. Ogni studente, la prima volta che ne sente parlare, deve dimostrarla? No. La prende per buona.
Certo, essa è sorretta da migliaia di anni di osservazioni sperimentali. Ma il punto è che prenderla per buona permette un notevole risparmio di tempo.
E se il vostro Principio di Fede venisse sconfitto? Di solito il Principio Scientifico, pur essendo più limitato, è più forte: la terra non è più piatta, da cinque secoli.

Ora, cosa accade quando spostiamo i due principi dall’ambito astratto a quello pratico?
Ad esempio, come potete sapere che un politico non sta mentendo?
Per esempio potete svolgere delle ricerche, raccogliere evidenze sperimentali, confrontare dati, ottenere informazioni e dichiarazioni e tracciare un profilo di credibilità. Se la linea rossa supera il 67%, tutto bene.
Oppure potete fidarvi di lui.
Mettiamo ora che dopo qualche mese compaia la notizia, in rete o sui giornali, che il tal politico è stato beccato con una minorenne. Che il video sul quale vi state allegramente masturbando ha come protagonista la vostra attuale fidanzata. Che vostro padre sia un trafficante di armi. Che siete stati beccati anche voi mentre cercavate di eccitare quell’elefante allo zoo.
Sto esagerando, ma il punto spero sia abbastanza chiaro: le prove sperimentali possono essere occultate, perse o distrutte, ma se esiste un sistema di riprodurle e riportarle sempre alla luce, oltre che diffonderle in maniera virale… allora qualunque cosa vera sarà sempre dimostrabile, in ogni momento. Lo stesso vale per le notizie false.
Ciò che sto teorizzando sarebbe quindi lo sviluppo delle possibilità offerte ora dal web come rete di informazioni accessibili a tutti ed infinitamente replicabili e distribuibili: un enorme archivio autorigenerante di informazioni più o meno occulte o scottanti, accessibile da chiunque, in qualunque momento.
Io chiamo questa la realizzazione di questa possibilità Principio di Memoria.
O se preferite Prima Legge di Shaggley (ne seguiranno altre).
Ideona: basterebbe escluderlo. Fornire password solo ai desiderati, ridurre gli accessi, limitare la visibilità alle informazioni.
Al momento forse è possibile (vedere la legge sulle intercettazioni dell’attuale governo, che ancora pende come una spada di damocle), ed è possibile perché il cyberspazio è diverso dal mondo reale: non esiste libertà nel mondo reale – toglietevelo dalla testa – e la rete può diventare una specie di immane pastiglia di prozac per non sentire più queste restrizioni. Una visione agghiacciante, ma piuttosto diversa da quella che sto proponendo.
Per due motivi: il Principio di Memoria ha effetto sul mondo reale, non solo sulla rete (certo ne è veicolato, ma è veicolato verso qualcosa, ovvero il mondo reale), e la rete stessa non solo ha effetto essa stessa sul mondo reale, ma fa parte del mondo reale.
Semplificando al massimo un discorso infinitamente complesso, la rete (ma in maniera più completa internet, che è cosa diversa dal web in sé) non solo fa ormai parte della nostra vita e bla bla bla. Molto di più: la nostra vita è possibile ai livelli attuali solo grazie ad essa: globalizzazione, economia mondiale, scambi internazionali, hanno tutti assunto un nuovo significato dopo l’entrata in scena della rete (e di internet). Un livello a cui non possiamo più rinunciare: il crollo di internet (e in maniera minore del web) non ci riporterebbe certo indietro agli anni Ottanta, così come la semplice astinenza non riporta un drogato alla normalità. Specie dopo vent’anni di assuefazione.
Se la rete stessa è dunque inestricabilmente connessa ed intrecciata la mondo reale, se ciò che accade in rete si riverbera su di esso, allora possiamo ben vedere come l’applicazione del Principio di Memoria porterebbe il mondo reale a specchiarsi con se stesso.
Quante sono le possibilità che un tale scontro porti al desiderio di tornare indietro? Personalmente ritengo siano altissime, lo shock sociale sarebbe inimmaginabile.
Quante sono le possibilità che ciò effettivamente avvenga? Infime: nel momento in cui qualcuno decidesse di riportare il mondo indietro, dovrebbe scontrarsi con lo stesso Principio di Memoria. E se tutti fossero simultaneamente d’accordo nel farlo? A parte le probabilità incredibilmente basse che ciò accada, personalmente ritengo che il Principio di Memoria vada nella direzione che l’umanità sta prendendo, ovvero quella di diventare un agglomerato sempre più connesso e strettamente imparentato.
Credo quindi che l’unico modo per rendere la rete capace di “dimenticare” sia quello di renderla capace di relativizzare la informazioni, rendendola ciascuna disponibile in qualunque momento e per qualunque scopo. Sono convinto che la risultante sarebbe pari a zero: per ottenere una normalizzazione è quindi necessario non tornare indietro, ovvero regolamentare, limitare, stigmatizzare, ma premere sull’acceleratore.

Con quali conseguenze? Ho delle idee al merito, ma sono legate al concetto ed al fenomeno della Singolarità, che saranno protagonisti di un altro articolo. Forse più di uno. Generalmente credo che l’arrivo del Principio di Memoria sia certo (in maniera molto primitiva è già qui) ed al quale sapremo adattarci.
Dunque, il Principio di Memoria arriverà. Quando? Non posso offrire una risposta precisa, ovviamente (anche se alcuni dati, come la preoccupazione per la persistente ed attuale memoria della rete sono spie che il fenomeno è reale), credo che l’unico fattore veramente sicuro sia che si realizzerà molto prima di quando si pensi: dopotutto perché, ora che sapete del Principio di Memoria, non vi cancellate da Facebook?

Un’ultima considerazione: il web (o rete, vale a dire i dati accessibili tramite i motori di ricerca) è molto diverso da internet (il collegamento mondiale di banche-dati nei computer). Secondo una recente opinione della rivista Wired, proprio il web è destinato presto a scomparire, sommerso dall’uso di applicazioni più impersonali e mobili, ma anche più mirate, e dunque che consentirebbero un controllo più diretto dell’informazione.
Questo distruggerebbe, o eviterebbe la comparsa del Principio di Memoria? Probabilmente sì (dal momento che esso richiede un uso attivo delle informazioni), anche se io ritengo che il web propriamente detto sia dettato dalla volontà umana di scoperta e creatività, due elementi che possono essere soltanto aiutati dalla rete.
Essa non è un demiurgo onnipotente: lo sviluppo in senso positivo della rete (il Principio di Memoria sarà positivo? Non vi siete ancora cancellati da Facebook?) avverrà soltanto se l’uomo si muoverà nel senso di giungere ad una verità migliore e superiore di quella precedente.
Almeno fino a questo momento, si tratta del senso della storia.

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