Al supermercato non aveva comprato niente.
Si diresse verso l’uscita senza spesa, due pannelli di alluminio.
Posò la mano sul primo e spinse.
L’allarme risuonò. Ritrasse la mano dal pannello bloccato e si guardò intorno; aprì le mani in un gesto di fastidio.
Forse vergogna.
Si sporse verso destra, alla cassa più vicina. Tese il braccio tra gli altri clienti, rivolgendosi alla cassiera.
“Mi scusi…”

La cassiera lo guardò, poi spostò gli occhi sul braccio. Annuì, interruppe il suo lavoro ed estrasse una chiave di acciaio da un cassetto accanto a lei. Poi prese il braccio con la sinistra, e con la destra liberò il bracciale attorno al polso del cliente. Ci fu un rumore secco ed esso venne via. La cassiera prese bracciale e chiave, e li mise nel cassetto di prima.
“Lei è il terzo stamattina. Se lo ricordi la prossima volta.”
Senza dire altro, abbassò lo sguardo e si rimise a passare i prodotti sul banco.
“Oh, sì. Mi scusi…”; egli si girò verso la coda di clienti. “Scusatemi…”
Non ricevette risposta. Nessuno lo guardò.
Spinse con la sinistra i pannelli, che questa volta si aprirono.
Massaggiandosi il polso, uscì.

Questo è, più o meno, quello che mi è successo stamattina al supermercato.

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