Un piccola barca si stava dirigendo al largo di Genova, con a bordo un paio di uomini. La notte era gelida anche sul mare, e limpida; lontano dalle luci della città, le stelle risaltavano. La barca lasciava dietro di sé una scia di schiuma, allontanandosi dal porto interno.
Non passò molto tempo che la barca rallentò; aveva percorso solo qualche chilometro da Genova; i due uomini si alzarono, apprestandosi a compiere la manovra di approdo. La piccola barca si incuneò lentamente in un porticciolo di pietra, come altre decine di piccole barche e yacht attorno ad essa.

I due uomini ultimarono la preparazione e scesero dalla barca, assicurandola ad una bitta. Si salutarono stringendosi le mani alle luci dei lampioni del porto interno; poi, uno si diresse per le vie della città alle sue spalle, salutando con il braccio alzato. L’altro rimase per qualche tempo a guardare, assorto, le luci della città vecchia di Genova, ed il golfo, cinto dal nuovo suolo, nella luce lunare; poi mise le mani in tasca per proteggerle dal freddo pungente e si voltò anch’egli verso la città nuova.
All’entrata della metropolitana, rimase un istante ad osservare, sulla cima di un grattacielo, il neon blu di auguri.
Felice 1980.

Negli anni seguenti alla Prima Guerra Mondiale, l’Europa si vedeva schiacciata tra la superpotenza nascente dell’America ad ovest ed il blocco comunista, oltre alle nascenti potenze dell’Asia ad est; il Vecchio Continente avrebbe sofferto di fame e di arretratezza, sfruttato come cuscinetto tra le superpotenze, cui avrebbero dovuto quasi ogni ragione di esistenza economica. Si andavano cercando nuove maniere di ristrutturare la società, si stavano sperimentando nuovi modelli di stato, spesso con conseguenze tragiche.
Ma l’architetto tedesco Herman Sörgel riteneva che, per risolvere i conflitti ed allo spettro della stagnazione economica e culturale, andasse cercata una soluzione più radicale.
Ridisegnare il mondo.
Dal 1927, in quattro volumi ed oltre 1000 pubblicazioni, Sörgel avrebbe tentato di portare all’attenzione dei governi un progetto di costruzione di una diga lunga 35 chilometri nello stretto di Gibilterra, tra Oceano Atlantico e Mediterraneo; la realizzazione della diga avrebbe portato nel corso degli anni ad una graduale evaporazione controllata del mare, creando nuove terre per la coltivazione e per l’espansione dei popoli europei. L’enorme energia prodotta dalla diga principale e da altre (tra Sicilia ed Africa, e nel Mar Nero) sarebbe stata sufficiente a sostenere l’Europa intera; effetto collaterale della parziale evaporazione del Mediterraneo sarebbe poi stata l’apertura di un corridoio diretto tra Europa ed Africa, che avrebbe condotto all’industrializzazione forzata di quest’ultima.
La deviazione delle acque avrebbe anche portato, in un progetto parallelo, all’apertura di due enormi mari interni nel bacino del Congo e del Lago Vittoria, grazie ai quali il Sahara sarebbe stato tramutato in una zona fertile ed abitabile.
Europa ed Africa sarebbero dunque cresciute insieme, creando un unico, grande supercontinente capace di sostenere la sfida globale delle superpotenze.
Un continente chiamato Atlantropa.

Il progetto di Sörgel ebbe una vasta eco a cavallo tra gli anni venti e trenta: la costruzione di una simile opera a Gibilterra (assieme ad altre nel bacino del Mediterraneo) avrebbe portato oltre 20.000 posti di lavoro e sarebbe stata una grande occasione di rilancio dell’economia europea, provata dalla crisi.

Il Progetto Atlantropa avrebbe creato per anni posti di lavoro, aiutando a sorreggere l'economia europea.

La diga avrebbe permesso di abbassare il livello del mare tra i 100 ed i 200 metri, con un ritmo di circa 1,65 metri all’anno, portando allo scoperto vaste zone di terra rimasta fino ad allora inutilizzata (circa 600.000 chilometri quadrati), e permettendo alle città costiere di conoscere un’espansione mai sognata.

L'attuazione del progetto avrebbe strappato chilometri di terra dall'abbraccio del mare, creando grandi distese di nuova terra dinanzi alle città costiere.

Molti architetti si gettarono con entusiasmo nel Progetto Atlantropa, collaborando all’ideazione di nuove città attorno a quelle già esistenti sulle coste del Mediterraneo, ridisegnate per mantenere il proprio ruolo a chilometri di distanza dal mare.

Ricostruzione della città di Neo Genova nel Progetto Atlantropa.

Visione frontale del porto di Neo Genova.

Città come Genova, Nizza, Marsiglia avrebbero visto un radicale restyling, con l’eccezione di Venezia, per la quale fu prevista l’idea di costruire una laguna interna, la cui acqua sarebbe stata convogliata e ricambiata da un lungo canale, che avrebbe attraversato quel che rimaneva dell’Adriatico.

Il progetto del mantenimento della laguna per Venezia.

Ma al di là dell’immediata produzione di edilizia e ragionati progetti urbani, Atlantropa portava con sé una visione assai più vasta: la costruzione di un “terzo blocco”, una superpotenza Euro-africana.
L’Africa era infatti l’altro grande tassello del progetto di Sörgel: essa avrebbe dovuto subire un’industrializzazione e colonizzazione forzata (niente di molto diverso da quello che aveva vissuto nel periodo 1880-1914, ad ogni modo) che avrebbe condotto alla costruzione di un enorme territorio adibito alla produzione industriale (nel Nord Africa, più vicino agli scambi europei).

Il centro dell'industrializzazione sarebbe comunque rimasta l'Europa, sebbene distribuita anche in parte del bacino del mediterraneo.

Più a sud, si sarebbe assistito alla costruzione di immense dighe nel corso dei fiumi Zambesi e Congo, generando così immensi laghi (più estesi della Francia) capaci di mitigare il clima dell’Africa e di trasformare il Sahara in un fertile territorio agricolo, adibito al sostentamento alimentare di Atlantropa.

L'Africa atlantropea.

Poco importava a Sörgel delle genti e dei popoli africani: in quel periodo della storia, l’ideologia del colonialismo considerava il Continente Nero come un territorio vuoto ed abitato da selvaggi improduttivi, che sarebbe potuto benissimo essere “corretto” alla superiore idea del Progresso.
Questa sorta di dipolo Euro-africano, con un nord industriale ed un sud produttore di materie prime avrebbe dovuto, nel disegno di Sörgel, permettere l’autosufficienza di Atlantropa a livello mondiale, oltre a dividere il mondo in tre zone e superpotenze praticamente identiche per estensione territoriale.
Atlantropa avrebbe avuto anche l’effetto di unificare l’Europa e sanare i suoi contrasti interni, permettendo ai vari paesi di trovare uno sfogo pacifico delle proprie necessità economiche ed espansionistiche nelle nuove terre create (fu anche immaginata la creazione di uno stato ebraico nei territori strappati al mare): l’idea di Sörgel alternava un sottofondo prettamente pacifista ad una struttura euro-centrica, razzista e colonialista.
Con il tempo, questa sarebbe proprio stata la principale debolezza del Progetto Atlantropa.
L’idea di un’ Africa totalmente asservita al superiore uomo bianco sarebbe infatti stata normale durante gli anni trenta (Sörgel cercò finanziamenti infatti anche tra i governi fascista e nazista, ma nessuno dei due era interessato a produrre un’opera che avrebbe beneficiato l’Europa intera), ma, fatta eccezione per un’effimera curiosità degli Stati Uniti nel progetto come via alternativa per l’Europa al comunismo (dovevano averle pensate proprio tutte), non poteva essere accettata dopo la la lotta globale a fascismo e razzismo della Seconda Guerra Mondiale.
Sörgel tentò con tutti i modi di dare visibilità alla sua idea, e per un certo tempo sembrò che qualcuno potesse ancora trovarla interessante. Ma con la morte del suo creatore nel 1952, il Progetto Atlantropa smise definitivamente di esistere.

Herman Sorgel.

L’asservimento dell’Africa non fu l’unico, grande, punto debole dell’idea. I governi infatti non avevano alcuna intenzione di costruire una diga lunga 35 chilometri, che avrebbe richiesto più materia prima di quanto il mondo dell’epoca potesse produrne, soggetta peraltro a rischi di terremoti, tsunami e cataclismi vari. Non avevano alcuna intenzione di scambiare le coste presenti con chilometri e chilometri quadrati di terreno improduttivo e sabbioso; il ritiro del mare avrebbe anche portato alla luce enormi quantità di sale, che avrebbero impedito qualunque coltivazione. Non avevano alcuna intenzione di affrontare le incognite climatiche che il prosciugamento del Mar Mediterraneo e la creazione di bacini idrici in Africa avrebbe provocato, dalla desertificazione alla probabile distruzione delle correnti oceaniche, con catastrofi su scala globale.

Questa ricostruzione dell'Europa durante l'ultima Glaciazione può dare un'idea di come essa sarebbe apparsa se il Progetto Atlantropa fosse stato realizzato.

Il Progetto Atlantropa fu minato sin dall’inizio da un’ingenua idea di poter mutare le condizioni climatiche e geografiche di un terzo del mondo senza che esse portassero ad inimmaginabili conseguenze, oltre che dalla falsa speranza che le nazioni europee potessero collaborare ad un progetto comune, per quanto caratterizzato dallo sfruttamento di un intero altro continente. Di certo rimane un’idea affascinante; ciò che però può essere ancora attuale nell’idea di Sörgel è presente nelle parole del Manifesto pro Atlantropa che Erich Mendelsohn, un ingegnere coinvolto nel progetto, scrisse nel 1932:
The upcoming world will allow the nations their characteristics, but unites them into a comprehensive community. Because the problems of the new world affect all peoples as one. We cannot retreat!

Per sapere di più sul Progetto Atlantropa, potete naturalmente cercare sul web.
Ecco un video che riassume molto bene il progetto.
La pagina italiana al riguardo.

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