Data la mole di dati di cui sono entrato in possesso per il promesso articolo sul concetto di Singolarità, ho deciso di spezzarlo in quelle che alla fine credo proprio saranno tre parti.
Nella prima, ho discusso di come il mondo sia soggetto ad un’accelerazione tecnologica assai superiore a quella sociale, civile, politica od economica, di come essa abbia iniziato ad essere percepita, prima da singoli intellettuali, poi da scrittori e scienziati. Tale accelerazione avrebbe portato, secondo loro, ad un mutamento di fase nelle capacità e nell’essenza stessa dell’uomo: la Singolarità.
Potete leggerne qui; lo consiglio vivamente prima di affrontare questa seconda parte.

Adesso, la questione diventa sul come questo mutamento possa avvenire, ovvero i binari attraverso i quali la Singolarità possa annunciarsi. In questo articolo, dovrò iniziare ad usare un po’ di terminologia: parlerò di eventi pre-Singolari intendendo eventi che non sono direttamente correlati o che avvengono con meccaniche diverse dalla Singolarità, di eventi proto-Singolari intendendo eventi che sono correlati alla Singolarità ed alla sua realizzazione o ne anticipano in qualche maniera le dinamiche. Un esempio di un evento Pre Singolare è la nascita di Internet, un esempio di evento Pro Singolare è l’arrivo del Principio di Memoria.

Il 29 dicembre del 1959, Richard Feynman, fisico e suonatore di bongo, fece un discorso al California Institute of Technology (Caltech), dal titolo “There’s Plenty of room at the Bottom“. Feynman esprimeva entusiasmo per un campo allora completamente sconosciuto della fisica e della tecnologia, quello della miniaturizzazione; in pochi anni, ciò che era un’idea innovativa divenne una solida realtà (microprocessori, nuovi materiali, nanotubi, superconduttori, molecole autoassemblanti…): la nanotecnologia.

Le applicazioni della nanotecnologia possono portare a risultati entusiasmanti.

Il tentativo di assemblare “oggetti” di dimensione sempre inferiore è uno dei campi attualmente più in fiore delle scienze; non c’è da stupirsene. Soprattutto, le applicazioni nel campo della medicina e della biologia sono tanto affascinanti quanto pericolose: tramite l’uso di nanomacchine delle dimensioni di un virus, esse permetterebbero di agire sulla struttura fisica degli esseri viventi a livello molecolare, rimuovendo malattie ed evitandone l’insorgenza. Ma con lo sviluppo sempre più rapido delle bio-tecnologie, le conseguenze potrebbero portare ad una nuova forma di eugenetica; il tema non è nuovo, ed è stato esplorato da molti libri e molti film (per esempio il famoso Gattaca). In campo Singolare, tuttavia, le conseguenze su cui molti scrittori e scienziati hanno più riflettuto è stato quello della lotta all’invecchiamento, sin dagli anni quaranta (i Figli di Matusalemme di Heinlein, ad esempio), e dunque del prolungamento continuo della vita, fino ad arrivare ad una sorta di mortalità rinnovabile.
Non è un’idea di fantasia: in natura esistono degli organismi, come le idre, per cui non esiste un limite alla duplicazione cellulare, e che dunque possiedono immortalità biologica, in quanto in grado di replicarsi e di riparare sempre i danni.

Il pensiero di un’immortalità raggiunta tramite potenziamento genetico o nanotecnologico è uno dei binari attraverso i quali il concetto di Singolarità ha preso forma nella sua accezione attuale. Forse nemmeno il più importante, in quanto la Singolarità si basa sul concetto di aumento totale dell’intelligenza di un sistema, e dunque delle sue potenzialità. Se fino ad adesso abbiamo visto come il mutamento tecnologico proceda in maniera esponenziale, bisogna tenere conto che si tratta di un fatto Pre-Singolare, in quanto esso è assai precedente al concetto di Singolarità, e credo si possa tranquillamente affermare che abbia avuto un ruolo fondamentale nella sua stessa creazione.
Se poi l’accelerazione tecnologica proceda in maniera esponenziale anche a ritroso, prima della Rivoluzione Industriale ed anche della storia umana, è ben altro discorso.

Ciò che porta l’accelerazione tecnologica nel campo della Singolarità è però l’aumento dell’intelligenza ad esso relativo, con il conseguente aumento delle capacità di azione: è importante tenere presente che l’intelligenza viene intesa come “capacità di fare o pensare qualcosa”, è del tipo logico-matematico. In quale modo l’intelligenza totale di un sistema può essere aumentata, dunque?

Un primo filone è quello dell’ingegneria genetica: il miglioramento tramite nanomacchine delle funzione neurali, oppure l’aumento della massa del cervello (anche con una, totalmente speculativa per ora, riproduzione esterna dal corpo della madre). Se anche il nostro cervello diventerà più complesso, si scontrerà comunque con la limitata velocità dei segnali elettrici: allo stesso modo in cui l’acqua impiega più tempo ad uscire da una lunga canna (specie se attorcigliata) per innaffiare, che da una più breve. Per cui potremo diventare molto intelligenti o pronti di riflessi, ma non entrambe le cose.

Potenziare le connessioni neurali porta ad un'indebolimento delle reazioni: questo tipo tiene gli occhi aperti già da dieci minuti.

Questo limite segna anche il secondo filone, assai più complesso e speculativo del primo: quello dell’intelligenza artificiale.
Credo sia bene fare un appunto in proposito: l’intelligenza artificiale esiste già, da un pezzo. I computer sono capaci di confrontare codici, estrapolare risultati e perfino fare predizioni. Quello che non esiste ancora è la loro capacità di agire su più livelli contemporaneamente (il segnale di un computer deve ogni volta scegliere il percorso più breve per eseguire un’operazione, studiandoli tutti uno ad uno) ma soprattutto l’autocoscienza.
Tuttavia, se delle molecole molto complesse rendono cosciente il cervello umano, perché circuiti molto complessi non dovrebbero rendere altrettanto cosciente un elaboratore? In ogni caso, è certo che qualunque complessità ed intelligenza (che è assai diversa dalla semplice potenza di calcolo!) i processori possano raggiungere divenendo sempre più piccoli, prima o poi si dovrà fare i conti con la scala atomica, che nega qualunque ulteriore riduzione. Quello sarà il “bottom” presagito da Feynman.
Una soluzione potrebbe essere allora, e questo è il terzo filone, una serie di piccoli computer che lavorano all’unisono, ciascuno che segue una delle vie possibili per il calcolo, trovando così in un tempo molto più breve (se poniamo come 1 il tempo impiegato per un calcolo simile, esso diverebbe 1/n, dove n è il numero di elaboratori nella rete) il risultato. Questo terzo filone è in una fase di sviluppo assai più avanzata dei due precedenti: si tratta di internet. Milioni – miliardi – di elaboratori che funzionano contemporaneamente ed a più livelli hanno una potenza assai maggiore di un unico elaboratore, per quanto grande: uno dei primi esperimenti in tal senso è stato il Progetto SETI, per la ricerca di intelligenze extraterrestri, cui ci si può allacciare da un comune pc di casa per fare confluire parte della propria potenza di calcolo nell’elaboratore principale.

In alternativa alla rete di elaboratori, si potrebbe costruire una rete di cellule neurali. Questo quarto filone è il più recente in ordine di ideazione; l’idea è di mettere a punto un sistema di circuiti, come in una qualunque moderna CPU, ma a differenza del silicio, usare le cellule neurali, che permetterebbero, a parità di dimensione e di massa, una velocità notevolmente superiore, ma soprattutto quell’elaborazione a più dimensioni che sembra essere il più grande limite dei computer, anche di quelli più potenti. Inoltre, dei chip biologici permetterebbero un impianto direttamente nel corpo.
Uno sviluppo simile di questa ispirazione – che compone il nostro quinto filone – è l’idea di mettere insieme le capacità intellettive umane con quelle elettroniche, attraverso un’interfaccia sempre più ridotta. Negli anni, infatti, l’interfaccia (intesa in questo senso come la “barriera” che separa gli input dell’essere umano dalla loro elaborazione nel computer) si è progressivamente ridotta, passando dalle schede traforate alla tastiera, a gli studi avanzati sul controllo a distanza, sui comandi vocali ed ottici. Il prossimo passo è il controllo diretto, tramite un’interfaccia di collegamento neurale; molti esperimenti (come la mano bionica sperimentata alla Sant’Anna qualche tempo fa) sembrano indicare che sarà questa la direzione predominante nell’interfaccia del futuro.
Una volta che essa sarà scomparsa, chiunque si colleghi ad uno di questi computer potrà sfruttarne le capacità di calcolo come se fossero le proprie.

Tutte queste vie (nanomacchine, intelligenza artificiale, rete internet cosciente, chip biologici, interfaccia neurale) porterebbero all’aumento dell’intelligenza (intesa come capacità di risolvere problemi, di astrazione logico-matematica e di possibilità di ulteriore sviluppo e miglioramento) di un sistema, ciascuna con la propria velocità e ciascuna con i propri pregi, difetti e rischi potenziali; ma al fine del concetto di Singolarità, sono tutti eventi Proto Singolari.
Tuttavia, cosa accadrebbe se almeno uno di questi cinque sviluppi conducesse alla creazione di un’intelligenza superiore a quella umana?
Un esempio molto semplice: una delle leggi – uno dei mantra – dell’informatica è l’arcinota Legge di Moore, quella per cui la potenza dei processori aumenta del doppio, riducendo della metà il proprio prezzo, all’incirca ogni diciotto mesi; la cosa più interessante è che si tratta di una legge empirica, è stata cioè estratta dai dati degli ultimi decenni, che fino ad ora non l’hanno contraddetta. Secondo i calcoli di Ray Kurzweil, altro demiurgo della Singolarità, entro gli anni ’40 si potrà comprare per 1000 dollari un computer dalla potenza pari a quella del cervello umano. Trent’anni non sono molti.
Cosa accadrà dopo?

Fino ad ora abbiamo visto come ampie parti dello sviluppo tecnologico dei prossimi anni o decenni possano portare ad un’esplosione dell’intelligenza; cosa accadrà quando una di queste vie porterà ad un’intelligenza superiore a quella umana?
Ecco, questo è il punto di non ritorno,  questo è l’orizzonte degli eventi.
Oltre, la Singolarità.
Facciamo un piccolo esperimento: immaginiamo di avere una calcolatrice, una come quella dei nostri giorni, ma con la stessa intelligenza della mente umana. Ora, immaginiamo anche che questa calcolatrice possieda gli strumenti per ripararsi.
Cosa accadrebbe se le venisse in mente di costruire una calcolatrice più efficiente di sé stessa in quel momento? Si tratta di una cosa virtualmente possibile, dal momento che già oggi esistono dei sistemi per spingere i computer ad operare una specie di “selezione artificiale” tra vari programmi, trovando il migliore. Ammettiamo che sia possibile: essa potrebbe dunque creare una copia di sé stessa leggermente più potente. E a sua volta questa copia potrebbe migliorarsi. E così via. E così via fino a quando la macchina sarà troppo complessa per poter essere manipolata o perfino compresa da tutte le menti umane, anche unite in una sola.
Potrebbero insorgere alcuni piccoli problemi: l’intelligenza artificiale continuerebbe a svolgere il proprio lavoro, ma nel farlo la vita degli esseri umani (e di molte altre specie viventi) sarebbe minacciata. Una specie di versione su scala planetaria dell’Apprendista Stregone, soltanto che non ci sarebbe nessun grande mago a rimettere le cose a posto.

Lo sviluppo dell'intelligenza farebbe presto a trasferirsi da un'ospite all'altro.

Questa è solo una -probabilmente la più tragica – delle conseguenze della Singolarità.
Ma lo sviluppo tecnologico, che sta accelerando, potrebbe nei prossimi anni imboccare una strada che lo condurrebbe a produrre un’intelligenza superiore a quella umana.
Quali sarebbero le conseguenze di questo evento?
Questo sarà il tema della prossima parte di questo articolo.

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