Ieri è morto Mario Monicelli.
Se n’è andato uno dei più grandi registi della storia italiana, l’autore dei due Amici Miei, capolavori ed insieme atti conclusivi della commedia all’italiana.
Mario Monicelli si è suicidato, all’età di 95 anni.
Mario Monicelli si è gettato dal balcone dell’ospedale in cui era ricoverato.
Ignoro i motivi del suo gesto, e sinceramente neanche mi interessano.

Ma un uomo di novantacinque anni ha deciso di porre fine alla sua vita nel momento in cui aveva paura di non averne più il controllo, in un mondo che ingoia quelli come lui, gli artisti, i geni. Non sa che farsene.


Come oggi, quando è stata votata la Riforma Gelmini.
Non voglio spendere troppe parole su questo, anche perché ritengo che sarà una scatola vuota.
Resta il fatto, perché di fatto si tratta, che votare una riforma del genere con un governo agonizzante è quanto meno da irresponsabili.
O da stronzi, se preferite.
Di sicuro, questo mondo non sa che farsene di Mario Monicelli. E lui apre le braccia.
Ed esce di scena.

Questa è una notizia molto triste.

Però, però. Ieri, un uomo di novantacinque anni è anche stato capace di decidere fino all’ultimo della sua vita.
Di decidere cosa farne, di prenderla in mano e guardarla in faccia.
E questa è una notizia molto bella.

Non so dove sia ora Mario Monicelli. Forse è al Bar Necchi, a giocare a biliardo, o a tirare scherzi ad un vecchio pensionato.
Forse fuma, forse beve, non lo so.
So soltanto, caro Maestro, che saremo sempre, noi,
gli Amici Tuoi.

Mario Monicelli.

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