Questo articolo del Fatto Quotidiano esplora un contenzioso interessante che sta avvenendo nel Parlamento europeo in merito alla scelta di pubblicare i brevetti solo nelle tre “lingue ufficiali” della UE: inglese, francese e tedesco, lasciando fuori l’italiano.
La protesta nasce da un carattere economico: scalando le traduzioni dalle attuali 14 a 3, si risparmierebbero quasi 14.000 euro per ogni nuovo brevetto europeo, aumentando così la competitività dell’Europa; l’Italia si lamenta perché sarebbe costretta a tradurre in italiano da sola i brevetti stranieri.

Questa faccenda mi ricorda un fatto accaduto qualche tempo fa, un altro contenzioso relativo al mantenimento dell’italiano come lingua di “lavoro” (ovvero quella in cui vengono pubblicati i documenti). La richiesta non era stata accolta, anche allora per motivi economici.

Le ragioni per cui si impara una lingua sono tre: egemonia culturale o necessità economiche (come l’inglese od il latino in epoca antica e medioevale), per prestigio (come il greco in epoca antica od il francese in epoca moderna) o per utilità e passione (come il tedesco per la letteratura). L’italiano non cade nel primo motivo, cade in parte nel secondo, ed in parte nel terzo.
Per fare un esempio, spagnolo e francese, cinese e giapponese ricadono in tutti e tre, il russo nel primo e nel terzo.
Se l’italiano non ha nulla da presentare oltre che una cultura che per quanto grandiosa ed insuperata è comunque antica di cinque secoli, se non è un linguaggio della scienza (a differenza del tedesco) se non riesce a presentarsi come lingua della bellezza e del prestigio (come il francese) se non riesce a mostrarsi come passaporto per attività economiche o politiche (come il russo), se non ha un retroterra coloniale (come lo spagnolo)… che pretese può accampare?

Imparate l'italiano! Per i primi due iscritti, in omaggio un fiasco di olio, olive nostrane ed una bella ragazza!

L’italiano è una lingua studiata, nel mondo. Parecchio, più di quanto si possa pensare, gli ultimi dati parlano di circa 330.000 studenti all’anno, soprattutto nelle università, senza contare gli oriundi italiani, che sono circa 80 milioni. La nostra lingua è la lingua della musica, di una buona fetta della letteratura ed in parte della scienza.
Può avere prestigio, può avere importanza.
Ma perché sia così, deve avere qualcosa da offrire.
Altrimenti decaderà e morirà. Testi vecchi di migliaia di anni, scritte perdute, oscuri specialisti saranno tutto ciò che rimarrà della nostra lingua.

La Bella Lingua.

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