La teoria più accreditata per spiegare i terremoti è quella di energia che si accumula nelle faglie, zone di “taglio”, di frattura nella morfologia del terreno, create dallo scontro delle grandi placche su cui sorgono i continenti. Nel corso degli anni, dei decenni e dei secoli, l’energia può accumularsi sempre di più; se non pervengono vie di sfogo, o se le faglie non consentono all’energia di liberarsi prima, essa raggiunge il punto di rottura.

Punto di rottura

In questi giorni, le immagini degli scontri a Roma il 14 dicembre hanno fatto il giro dell’Italia. Non intendo qui aprire una polemica sull’uso della violenza, sulle cariche fatte con le camionette della polizia, sulle vetrine rotte e le auto incendiate, sui lacrimogeni che hanno riempito Piazza del Popolo. Mi interessa soltanto fare un’analisi geologico-sociale.


Quello che è successo a Roma indica che si è andata a creare una faglia tra il governo, e quella categoria di giovani altamente specializzati, studenti, precari, che si vedono portare via il futuro per pagare il presente. A qualcun altro.
La creazione di questa faglia è avvenuta durante gli scontri. Ma la questione davvero importante è che l’energia (la rabbia, la frustrazione, la consapevolezza di non essere ascoltati, di non contare nulla; la sensazione di venire notati soltanto mettendo mano alla violenza) non è stata liberata.
Le ultime dichiarazioni del governo, la scelta della linea dura, dimostrano che hanno considerato gli eventi del 14 come un normale tafferuglio, una dichiarazione come le altre. Hanno deciso di puntare sulla forza – e non sull’autorità -, sulla prepotenza – e non sull’ascolto. Questa strategia funziona contro chi ha qualcosa da perdere, contro chi sa che le cariche della polizia, le manganellate, il tiro dei sassi, le auto incendiate allontanano il dialogo e diminuiscono la possibilità di essere notati, contro chi sa che una discussione è possibile, che c’è ancora rappresentanza e non soltanto potere.
Ma il migliaio di manifestanti di martedì non avevano nulla da perdere. Questo, il governo non l’ha capito. Il migliaio di manifestanti di martedì non hanno tutt’ora nulla da perdere.
Mercoledì la riforma Gelmini riceverà l’approvazione definitiva in Senato. Sono previste altre manifestazioni, ed il sindaco di Roma ha promesso di rafforzare la sorveglianza; la politica è insomma quella del muro contro muro.

La politica del muro contro muro. Che è anche la definizione di faglia.

Se la situazione non cambierà, e non cambierà presto, prevedo un terremoto. Come per tutti i terremoti, non posso sapere dove sarà, quando, o quanto forte.
Ma intanto l’energia si accumula, e le valvole di sfogo sono chiuse.

Sul blog dell’amico claudio, la descrizione della giornata del 14 dicembre vista da chi c’era. Un resoconto che ha prodotto le riflessioni di questo articolo.
Aggiornamento: la faglia si fa sempre più pressante.
Nuovo aggiornamento: sembra che frange della polizia abbiano deciso di tirarsi fuori dallo scontro, prima che questo li travolga. Sono contento di sentire come queste persone affermino di avere gli stessi problemi di chi manifesta, ed ancora di più lo sono di sentire come non desiderino scontrarsi con loro.

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