Ho riflettuto parecchio prima di fare questo post; sia perché rompe la grande tradizione del blog “di servizio” (ovvero non legato a vicissitudini personali), sia perché non è facile per me parlare di certi aspetti della mia scrittura.

Ma chissenefrega, dopotutto.

Da poco tempo si è conclusa l’esperienza del gruppo di scrittura creativa, gruppo che per me è stato molto importante. Non soltanto perché mi ha spinto a superare una serie di blocchi, ma soprattutto perché mi ha messo a contatto con le reazioni degli altri. Con quelle affascinanti discussioni che sono le critiche.
Sono entrato in quel gruppo con molte certezze; ne sono uscito con un sacco di domande e un po’ di cocci rotti in mano.

Tanto per cominciare, il teorema sul quale baso la mia scrittura, ovvero scrivere tenendo sempre in mente in lettore, si è rivelato meno stabile di quanto pensassi. Con entrambi i racconti (Salto Ontologico, l’Imbattibile – entrambi pubblicati su Regola per Sopravvivere) i lettori hanno avuto qualche difficoltà a recepire ciò che io intendevo dire, specialmente nel caso de L’Imbattibile, racconto sul quale “puntavo” parecchio.

Ulteriore dimostrazione di una teoria di cui sono convinto: i libri, i racconti, non li fanno gli autori, ma i lettori.

Stanley Fish, grande critico letterario, padre di detta teoria. Ha stroncato questo articolo già tre volte. Mentre si aggiustava la cravatta.

Poi, anche la mancanza di idee “valide” mi ha paralizzato più di una volta. Sono riuscito a trovare poche idee di cui mi potessi ritenere soddisfatto; senza un simile entusiasmo non mi mettevo neppure a scrivere. Possibile – probabile – che ciò derivi da un mio grosso problema con la scrittura?

Negli anni, la mia capacità di armeggiare con le parole è stata più che un mero divertimento, una passione, una spinta. Con il tempo, è diventata una parte di me, radicandosi così profondamente da confondersi con la mia autostima, con la mia identità.
Dunque, se scrivo bene, sono una brava persona.
Se scrivo male – se le critiche non sono quelle che mi aspetto – allora il mio sistema emotivo crolla.
Ahia.

Il mio piccolo problema con la scrittura.

Questo è un grosso problema. Mettere insieme critica letteraria (più che altro impressioni) e vita personale mi impedisce di rapportarmi in maniera serena con la mia scrittura. Mi spinge da una parte a considerare i racconti privi di un’idea che mi affascina come banali da scrivere – motivo per cui su cinque ne ho presentati solo due; e quindi a comportarmi in maniera altezzosa, superba e in definitiva, stupida – dall’altra a mordermi le unghie e a farmi un sacco di seghe mentali perché non sono tanto bravo quanto gli scrittori che ammiro.
Senza nemmeno, peraltro, fare molto per dimostrare il contrario.

Theodore Sturgeon guarda questo articolo. E lo disapprova.

Caricando la scrittura di significati personali (dovuti ad esperienze di vita passate) faccio sicuramente male a me stesso.
Ma c’è qualcosa di ancora più grave, ovvero gli effetti che la mia scrittura provoca nei lettori.
Se non penso ad altro che ricevere critiche positive, se utilizzo la scrittura come scudo e come panacea per la mia autostima, non potrò fare altro che ammorbarla come meccanismo di autodifesa.
E quindi faccio male ai lettori.
Forse è anche per questo che non riesco a farmi venire spesso idee buone: sono più preso dagli effetti della mia scrittura sugli altri che dalla scrittura stessa: sono io stesso a derubarmi del piacere che mi dovrebbe portare.
Inoltre, in questi mesi ho letto molte recensioni su internet di autori di fantasy italiano; recensioni caustiche, arrabbiate (giustamente), e anche molto ironiche, satiriche. Mi sono divertito a leggerle. Mi sono divertito a sbeffeggiare i loro errori, sicuro che io non potessi commetterne di tanto gravi, che io stessi scrivendo per il lettore. Per il suo divertimento.

Invece stavo scrivendo, anche, come forma di autodifesa.
Ma la scrittura non serve a questo. E se non sono capace di superare questo scoglio, meglio che lasci perdere e mi dia a qualcosa di più utile. Che so, fare il muratore.
Ma se voglio fare lo “scrittore” (ho abbandonato da tempo l’idea di vivere di scrittura), è ora che la smetta di considerare la mia scrittura come me stesso, come un baluardo e basta.
Forse così potrò recuperarne il piacere, e magari anche l’abilità.

Questa soluzione non s'ha da fare.

Grazie a tutti coloro che hanno letto questo articolo.
Grazie a tutti coloro che hanno seguito, seguono e seguiranno Regola per Sopravvivere.
Grazie a tutti coloro che mi hanno aiutato a comprendere gli errori che stavo facendo. Grazie. Non sarei qui senza di voi.
Grazie a Stanley Fish, che mi ha introdotto al Verbo.
Grazie a Theodore Sturgeon, per essere stato il più grande autore di letteratura fantastica e fantascientifica del Novecento.

Ma soprattutto, lo ringrazio per non averlo detto a nessuno. Sappi, Ted, che lo apprezzo molto.

Annunci