Era parecchio che volevo vedere questo film, in entrambe le sue versioni (1951 e 1982), tratte dal racconto del 1938 Who Goes There? di John Campbell. Per adesso, posso parlare soltanto della versione di John Carpenter, del 1982.

Partiamo dalla locandina.

Locandina di The Thing

Poco si può dire se non che si tratta di un capolavoro: l’immagine è suggestiva ma soprattutto è inquietante nella sua semplicità, esprime tutta una gamma di possibilità senza pronunciarsi su una sola, e in questo senso cattura perfettamente lo spirito del film.


La pellicola inizia con una musica in sottofondo che riproduce dei battiti, la vista su un paesaggio antartico ed un cane husky inseguito da un elicottero; un uomo sull’elicottero tenta di sparargli. La scena mi ha colpito subito: non soltanto per la sua forza in sé (cosa starà succedendo? perché si danno pena di sparare ad un povero cane su un elicottero?) ma anche per l’intelligenza di creare aspettativa in questo modo.
Si scoprirà poi che il famoso cane è l’ospite di una forma di vita aliena che ha già devastato un campo di ricerca norvegese, ed ora si appresta a fare lo stesso con quello americano…
Tutto il film gioca su un doppio binario di paranoia, insicurezza e sfiducia reciproca (quale dei membri dell’equipaggio è “la Cosa”? Chi sta cercando di assimilarli tutti?) e di puro gore (volti che esplodono, bolle di carne cancerosa che si gonfiano, e chi più ne ha più ne metta) in lattice e silicone, ma che fa ancora la sua porca figura dopo quasi trent’anni.

Manicure?

Il risultato finale è strepitoso: Carpenter riesce ad alternare in maniera superba i lunghi minuti di tensione e sospetto, in cui i membri dell’equipaggio perdono il lume della ragione e si aggrediscono l’uno con l’altro, e le scene di orrore puro, con “la Cosa” che fuoriesce in tutta la sua biologica gloria.

Alcuni dei risultati erano così spaventosi e ripugnanti che i critici dell'epoca stroncarono il film.

The Thing si colloca quindi subito sotto Alien come migliore film di fantascienza-horror che abbia mai visto, per l’accuratezza dei dettagli, l’abilità nel gestire le emozioni dei personaggi, la bravura degli attori nei loro ruoli, i mostri in lattice che sembrano reali ancora adesso, e soprattutto per l’atmosfera di paranoia gestita in maniera magistrale.
Nota a parte per le musiche, che riescono sempre ad esaltare le situazioni, oltre che, in più di un’occasione, a guidare lo spettatore nell’attesa di questa o quella scena, proprio come dovrebbe fare qualunque colonna sonora che si rispetti.
Ah, a proposito, le musiche sono di Ennio Morricone.
Sembra che sia previsto un prequel di The Thing, questa volta ambientato nella base norvegese che per prima era stata distrutta; le fonti affermano che non ci saranno attori famosi, che i registi cercheranno di rispettare la storia originale (sì, vabbeh) e che il film sarà parlato in norvegese per mantenere fedeltà alla situazione. Mah, speriamo in bene.

The Thing mi ha ispirato anche una riflessione: le forme di carne contorta, piena di occhi e bocche che si agitano, i filamenti che spazzano l’aria come corde, la forma di vita stessa, che è capace di prendere il controllo di un essere vivente a partire da una singola cellula e mutarlo come desidera, non ricordano molto da vicino i punti focali delle trame di molti videogiochi degli ultimi anni (primo fra tutti la saga di Resident Evil)? Forse che il film ha avuto un’influenza molto superiore a quanto si potesse immaginare?
Forse sto facendo anche io della fantascienza, ma non posso fare a meno di notare una certa somiglianza… voi che dite, mi sbaglio?

Annunci