Cinque anni dopo The Thing, John Carpenter ha diretto il secondo film della sua Trilogia dell’Apocalisse, ovvero The Prince of Darkness.

Locandina di Prince of Darkness

Dopo la fantascienza nera di The Thing, Carpenter spinge decisamente sull’acceleratore del soprannaturale, mischiando i due generi in una storia che assomiglia molto ad un lavoro di Lovecraft riuscito a metà; le similitudini sono molte, in questo film, e bisogna anche fare dei distinguo, perché negli ultimi anni molti prodotti sono stati definiti lovecraftiani soltanto perché parlavano di dei alieni, apocalisse e guazzabugli simili. In realtà, uno dei temi centrali di Lovecraft è l’anti-antropocentrismo, e questo film riesce a centrarlo piuttosto bene, anche se decade nella parte finale.

Il film ruota tutto attorno alla scoperta in una chiesa in California di un alto cilindro di un materiale simile al vetro, che contiene un liquido nero-vedrastro che gira su se stesso e sembra emettere strane radiazioni; il sacerdote responsabile decide di chiamare un fisico (?) dell’università vicina, che si porta dietro un drappello di studenti per analizzare la cosa. Ben presto cominciano a presentarsi strani eventi, come grande presenza di formiche rosse, vermi o scarafaggi, e vagabondi che rimangono fermi a guardare nel vuoto.

Spettatori all'uscita della sala di Prince of Darkness.

Ma le cose si complicano presto, ed il professore, assieme ad un gruppo di pochi studenti rimasti e al prete, dovrà affrontare una minaccia antica, più antica del genere umano…

Partendo dai punti di forza della pellicola, è notevole la virata verso un soprannaturale spiegato scientificamente: su un antico tomo nella sala del cilindro vengono scoperte formule matematiche, l’essere imprigionato dentro il tubo è il membro di un’antica razza aliena, imprigionato in attesa che l’uomo scopra una tecnologia abbastanza avanzata per tenercelo dentro per l’eternità. L’equazione demone-alieno solitamente mi manda in bestia, ma Carpenter è riuscito a gestire la cosa in maniera sapiente, in modo che nessuna delle due parti prevaricasse sull’altra, e l’atmosfera che ne viene creata è molto lovecraftiana. Anche le prove degli attori non sono male, e la recitazione è in media buona.
Tuttavia, Prince of Darkness non riesce, specie nella seconda parte della pellicola, a dare un corpo alle minacce e all’atmosfera creata, ed il film si risolve in un doppio climax, che è un finale aperto realizzato piuttosto bene, ma non soddisfacente.
In conclusione, Prince of Darkness sfrutta alcune ottime intuizioni, e riesce anche a creare una buona atmosfera, ma alla fine non conclude ciò che aveva supposto; merita senz’altro una visione, ma non si può definirlo un capolavoro.

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