Uno dei vantaggi che provengono dal conoscere l’inglese e da avere un lettore di e-book è gustare in anteprima, a costo zero, libri che sull’italico suolo usciranno solo dopo mesi, anni. O in questo caso giorni, visto che il quarto capitolo della saga di Bartimeus, appunto L’Anello di Salomone (AS) dovrebbe essere distribuito da Salani a marzo, con il costo di 16,80 euro; a dire il vero un poco elevato per un libro di 350 pagine, sensibilmente più corto quindi degli altri, che si aggiravano sulle 500.

Quindi ecco la mia recensione in anteprima. E poi non dite che non vi voglio bene.

Copertina dell'edizione inglese de L'Anello di Salomone

In questo quarto capitolo, vedremo il nostro jinn preferito, lo spaccone, irriverente ed astuto Bartimeus, nella Israele del 900 a.C, tra sabbie roventi, oasi e città magiche, alle prese con un padrone dopo l’altro, l’ultimo dei quali gli assegnerà un’impresa a dir poco impossibile…
Partendo dal protagonista, Bartimeus ha in questo libro uno spazio leggermente più ampio rispetto alla trilogia con Nathaniel, le sue azioni e la sua psicologia sono più approfondite, forse anche perché esse possono contare di più rispetto alla storia, e nella prima parte del libro abbiamo il piacere di vedere un Bartimeus libero dai freni presenti negli altri libri, che sa utilizzare la sua astuzia al meglio, ma anche prendere l’effettivo comando di un gruppo di jinn, tra cui il suo buon amico Faquarl. Anche grazie al periodo storico in cui è ambientata la storia, Bartimeus si troverà ad affrontare direttamente spiriti molto più potenti del solito, più potenti e pericolosi del compianto afrit Honorius, ne consegue che la tensione, pur limitata dal sapere comunque che Bartimeus sopravviverà (si tratta dopotutto di un prequel!) riesce a raggiungere dei picchi notevoli.
Come sempre, in questo libro Stroud affianca a Bartimeus un compagno umano, nel caso una ragazza che si è trovata in un gioco più grande di lei; Asmira è tratteggiata molto bene, la sua psicologia è ben sfruttata per tutto il corso del libro, e funge anche da matrice di alcuni passaggi della storia.
L’umorismo è sempre presente, anche se in maniera minore che nei tre libri precedenti, e sfruttato in quella maniera sottile che Stroud riesce a gestire con maestria; lo stile di scrittura è anche migliorato, più fluido e anche più efficace, ed anche questa è una buona notizia.
Passando alle note dolenti, la prima cosa da segnalare è che questa è l’ultima avventura in cui potremo vedere Bartimeus. L’AS è un bel libro, ben scritto e capace di confrontarsi quasi alla pari con la trilogia (il che significa che Stroud ha fatto un ottimo lavoro), ma a parte le poche novità introdotte (il Bartimeus prima della cura-Tolomeo, il periodo storico arabo, l’Anello) ricalca in maniera molto accentuata non la trama, ma lo sviluppo profondo degli altri tre. Anche Asmira è una specie di immagine riflessa di Kitty, e Salomone potrebbe essere un Nathaniel in età avanzata. Quanto agli altri maghi, non se ne salva uno, e sono tutti sulla falsariga di Lovelace. Perfino Bartimeus è diventato ormai un personaggio che conosciamo alla perfezione, per quanto entusiasmante e piacevole come al solito.
Insomma, per essere un quarto libro, uno spin-off, una costola ed un estremo sussulto della Trilogia, L’Anello di Salomone funziona benissimo, è una lettura più che piacevole – ma se Stroud dovesse creare un’altra trilogia, o anche un altro libro sulla stessa falsariga, il mio giudizio diventerebbe negativo.
Ammesso e non concesso che riesca a sfruttare Bartimeus in qualche maniera nuova, o singolare; dopotutto Stroud ha dimostrato di avere sufficiente fantasia per farlo – ma le storie più belle sono quelle che finiscono, quindi, se Stroud non riuscirà ad inventarsi qualcosa di davvero nuovo, meglio che Bartimeus riposi nell’Altro Luogo ancora per un bel po’.

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