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Tanto per cambiare, discussioni interessanti sul Blog sull’Orlo del Mondo. Inauguro un trittico sulla lunghezza delle opere in narrativa, blogging e saggistica.

Qual’è la lunghezza giusta per un’opera di narrativa, nello specifico letteratura fantastica?
La questione è…complessa. Si va da racconti brevissimi, di una paginetta scarsa (Sentinella di Brown) a cicli infiniti ed infinitamente lunghi (dalla Fondazione di Asimov all’insopportabile La Ruota del Tempo di Jordan): quando avviene la demarcazione tra ciò che deve esserci nel romanzo e ciò che è brodo allungato?

La prima cosa che si pensa è lo scopo della narrazione: se viene pubblicata su cartaceo, specie nel settore fantastico, è capacissimo che venga spezzata in più parti, vuoi perché l’autore desidera creare un mondo variegato, vuoi perché la media dei lettori accetta qualunque cosa, purché abbia una grafica accattivante.
Ma questa non è la discriminante maggiore.
La cosa più importante è l’economia di lettura.

Perché qui stiamo parlando di lunghezza giusta, ovvero di rapporto equilibrato tra contenuto della narrazione e suo sviluppo, il che ci porta a considerare la trama di un’opera. La maggior parte dei racconti brevi si basa su sensazioni, idee o atmosfere di forte impatto, che non hanno bisogno di un lungo periodo di immedesimazione, e puntano tutto sull’intensità: il capovolgimento finale, infatti, viene accettato solo in un racconto, meglio se breve.
Non possiamo accettare un romanzo capovolto nell’ultima frase: le energie che entrano in gioco in un romanzo sono tanto più grandi di quelle nei racconti, perché sono più diluite, richiedono più tempo.

Credo si possa parlare di rapporto biunivoco: un piccolo numero di pagine richiede poca attenzione, e deve combattere contro mille altri spunti. L’estrema competitività che si genera tra i racconti è palese nel caso di un’antologia: ne avete mai presa una in mano? Avete mai sentito quel brivido sulla schiena a vedere quale racconto scegliere per primo, scorrendo con il dito sull’indice? Io di solito parto proprio dal più corto, perché è quello che richiede meno energie e meno aspettative: se infatti non ci piace, le energie vanno perse. Una sensazione orribile.

In un racconto, il piccolo numero di pagine richiede poca attenzione, poco investimento. Per questo i racconti tendono a puntare tutto sull’euforia, sull’emozione, sull’intensità; d’altra parte, proprio questa concentrazione verso l’atmosfera e le sensazioni spinge a sua volta verso la brevità, perché sono rari i racconti che si possano spingere oltre le venti pagine (è un valore indicativo) utilizzando un’idea sola, per quanto efficace. Pertanto, i racconti tendono ad essere oggetti letterari ipercompressi, sia in virtù del basso investimento di base, sia a causa della loro struttura interna.

The Man who Lost the Sea, il miglior racconto che abbia mai letto, è lungo una decina di pagine. Naturalmente, è di Theodore Sturgeon.

Con i romanzi le cose si fanno più complicate, perché hanno una gamma che varia dal centinaio alle migliaia di pagine. In questo caso, l’investimento iniziale è molto più alto, ma allo stesso tempo la gestione cambia: se il numero di pagine percepito (l’altezza del libro, oltre il paio di centimetri per me inizia a diventare notevole) aumenta, la spinta alla lettura deve aumentare di pari passo, e dunque i romanzi necessitano di una struttura interna molto più complessa, intricata e attiva di un racconto, hanno bisogno di tenere il lettore lì, con i pollici sulle pagine, immune alle lusinghe di altri oggetti di divertimento.

Andiamo, i romanzi e i racconti devono competere con roba come questa! Non è per niente facile!

A sua volta, la struttura complessa necessita di un certo numero di pagine: non si può inserire lo sviluppo di un romanzo in un racconto. O almeno io non ne ho ancora visto un caso.

Insomma, la lunghezza media non dipende solo dalle intenzioni dell’autore e dalla quantità di “cose” contenute nell’opera, ma anche dalla struttura necessaria a tenerle unite: se l’autore non è abbastanza bravo, o motivato, o ha la sfortuna di avere una pletora di fan che accettano tutto, questa struttura può tendere all’infinito, o almeno alle decine di migliaia di pagine.

Romanzo Fantasy Casuale: Parte Prima del Libro Primo della Saga Iniziale.

Non ci sono delle dimensioni auree di lunghezza, ma in generale si può dire una cosa: più un’opera è lunga, più l’investimento iniziale è alto. Maggiore l’investimento iniziale, minore è la possibilità che la lettura avvenga davvero, ma se avviene, bisogna fare attenzione che l’energia non vada sprecata. I romanzi che finiscono male, o che s’interrompono a metà, non vengono quasi mai recuperati, perché l’investimento è perduto.
Chi scrive, si deve mettere a pensare anche ai centesimi.

"Questo gerundio costa troppo, padrone. Non possiamo permettercelo. Meglio un congiuntivo, che tanto è scontato." "Uhmm... lascia perdere, recupereremo con due elfe scosciate sulla copertina." "Ma padrone, e la grammatica?" "Zitta e dammi questo cappuccino!"

Insomma, fare i conti della serva.

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