L’Ombra dell’Incantatrice è un romanzo fantasy disponibile in ebook gratuitamente, scritto da Giacomo Mariani nel 2010. In totale sono 323 pagine.

Copertina de L'Ombra dell'Incantatrice

Clarion è un ladro, e pure molto bravo; è anche abbastanza ardito da introdursi nella camera da letto di un mago da poco scomparso per arraffarne i gioielli. Ma una volta introdotto nella stanza, scoprirà di non essere il solo a rubare lì: c’è anche una donna, che ha disperato bisogno di un certo libro che si trova nella stanza del mago. Di lì a poco, però, gli eventi precipitano per Clarion: inseguito da un assassino, braccato da un nobile guerrafondaio, troverà l’unica salvezza nell’offrire i propri servigi alla donna incontrata nella stanza del mago, lady Sethal… ma prima che possa salvarsi definitivamente, dovranno accadere molte altre cose…

L’Ombra dell’Incantatrice è un romanzo che ha alcuni problemi, strutturali e di stile. Ci sono alcuni buchi di logica, situazioni in cui si rimane basiti di fronte al testo. Il più grave avviene nel primo capitolo, quando Clarion entra nella stanza del mago scomparso, che si trova su una torre. I maghi hanno impedito a chiunque di avvicinarsi e chiuso la porta con un incantesimo, ma si sono dimenticati di tappare un buco nelle mura della torre. Così, chiunque con un minimo di magia – tipo Clarion, che se la è procurata al mercato, e qui siamo in un’accademia di stregoni! – avrebbe potuto entrare nella stanza! Per fortuna, il buco non pregiudica la trama, ma si ha l’impressione che questi maghi siano solo un mucchio di

cazzoni dai cappelli a punta

Come dice bene Clarion.

Verso la metà, inoltre, il padre della dama conosce Clarion. Gli stringe la mano ed il ladro gli fornisce tranquillamente nome, cognome e numero di matricola.

“Clarion da Luben.” Si presentò mentre Isial restava in disparte.

“Ho sentito parlare delle tue imprese […].”

Non solo il ladro rivela tutto alla prima stretta di mano, ma il suo interlocutore lo riconosce al semplice nome. Può accadere in certi casi, come per Arsenio Lupin, ad esempio, ma in un romanzo fantasy, in cui esiste la magia, non è molto saggio fornire nome e cognome, rischiando di essere intercettati e ridotti ad un cumulo di cenere.

Poi, ogni tanto c’è un po’ di infodump, le informazioni non richieste inserite dall’autore per non spaesare il lettore. Nel libro, esso avviene principalmente per bocca dei personaggi, che  discutono amabilmente di dettagli notevoli per la storia. Ad esempio, sempre nelle prime pagine, Clarion sente per caso la conversazione tra la donna che poi lo assumerà (lady Isial Sethal) ed un mago; tale conversazione è utile per delineare la situazione politica del mondo e lasciar capire al lettore dove ci troviamo. Ma in questo caso è gestito con eleganza; non così a pagina 177, in cui l’assassino è sulle tracce di Clarion, e dichiara questo nella sua mente:

Non era abituato a glorificarsi delle proprie azioni, non stava salendo le scale per scambiare le ultime, melodrammatiche parole […].”

Ma alla pagina dopo è proprio quello che succede: l’assassino rivela particolari molto importanti della vita di Clarion, che erano rimasti in sospeso fino a quel momento.

Per quanto riguarda i personaggi, sono gestiti abbastanza bene, tranne per quanto riguarda lord Whlhem, l’ex corsaro che si erge a tiranno e contro cui si volgono i protagonisti in tutta la seconda parte del romanzo. Dopo essere stato accusato di ogni efferatezza, dalla prigionia forzata ai massacri, ed avere acquisito una certa caratura come eminenza grigia, Wylhem si rivela un pavido, che è stufo del suo domino e, se potesse,si andrebbe a gettare nel fiume. La sua perdita dello status di nemico è notevole, per il resto della narrazione, che infatti scorre, ma appare priva di un punto di forza ben definito (sono le ultime 30 pagine), di un obiettivo chiaro, restano solo da sedare i conflitti non ancora chiusi e chiudere le storie parallele.

Infine, i dialoghi e le descrizioni presentano spesso, come nell’esempio sopracitato della presentazione del ladro, la mancanza di virgole, rendendo le frasi unite e a volte difficoltose da leggere, perché il tono si perde.

Resta da dire che L’Ombra dell’Incantatrice è un romanzo che funziona. Funziona perché ha un’integrità di trama dall’inizio alla fine, perché la storia si dipana sull’onda di questa trama e non grazie a continui deus ex machine e colpi di reni dell’autore, perché i personaggi principali sono tutti ben gestiti, costruiti e parlano tutti con la propria voce, distinguendosi in personalità. Funziona perché le azioni dei personaggi sono credibili e relative al contesto. Funziona perché i dialoghi, nonostante ogni tanto si affacci un po’ di affettazione, sono buoni.

Per fortuna, poi, in certi punti il libro diventa divertente, e godibile. Le parti migliori sono quelle in cui Clarion è all’opera, mostrando la sua perizia come ladro consumato (scassinare serrature, trovare trappole, escogitare stratagemmi) e come uomo astuto, raggiungendo punte gustose come la parte in cui utilizza linguaggio in codice. Anche altri personaggi, soprattutto il capitano Jalmur, contribuiscono a dare un tono lieve e scanzonato al romanzo, quando ci vuole.

Tirando le somme, L’Ombra dell’Incantatrice è un romanzo che ha alcuni gravi difetti, come spolverate di infodump e buchi di logica, certe volte davvero insopportabili. Ma non accadono troppo spesso, e in un romanzo di 300 e passa pagine, con uno scrittore alle prime armi, è tutta roba ampiamente perdonabile. I punti di forza ci sono tutti: storia non banale (soprattutto per la mancanza di “buoni” e “cattivi”, un dato talmente positivo che fa schizzare il libro avanti di varie lunghezze) personaggi ben costruiti, situazioni credibili, dialoghi fluidi. Soprattutto, e cosa assai più importante, sa essere divertente.

E poi, mi sono tolto una soddisfazione: un romanzo fantasy, scritto da un autore giovane (esordiente, addirittura), che sappia andare oltre una risicata sufficienza.

Finalmente.

Lo trovate agilmente qui.

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