Sono passati nove mesi da quando ho aperto Regola per Sopravvivere, il blog che vi allunga i telomeri, e mi sono occupato molte volte di recensioni, che negli ultimi tempi hanno virato decisamente fuori del mainstream e si sono focalizzate (si focalizzeranno) sul sottobosco degli scrittori italiani di genere, esordienti e non. Un mondo fantastico, che riserva molte sorprese, e che si mostra pieno di cose buone, per chi le va a cercare.

Fino ad ora, ho recensito opere di autori con i quali non ho alcun legame, e sarei potuto andare avanti tranquillamente, non fosse stato per un tarlo che mi si è infilato nel cervello dopo la lettura di Lagomorpha, di Matteo Poropat, e la cui prima parte spiego in questo articolo.

Cosa devo fare, con le recensioni di gente che conosco e stimo?

Il casus belli è iniziato con il terzo racconto di Lagomorpha, che ho molto apprezzato anche perché rifletteva una mia idea di qualche anno fa, che aveva dato alla luce un racconto del tutto simile. Insomma, criticare quel racconto sarebbe stato anche criticare me stesso. Per mia fortuna, si trattava di un lavoro valido, così che non ho avuto grandi problemi, ma il dubbio è rimasto.
In questi ultimi gironi, poi, mi sono letto le prime due parti di Prometeo e la Guerra, romanzo gratuito in tre parti di Alessandro Girola, e sto finendo l’ultima. Pubblicherò sicuramente il mio parere, ma sono del tutto sicuro che sia un parere onesto?

Gli scopi della critica letteraria, secondo, me, sono questi, in ordine crescente d’importanza: fare selezione tra i lavori “buoni” e quelli “indegni”, fornire chiavi di lettura e spunti interpretativi al pubblico, creare l’interpretazione iniziale per un’opera o un autore, senza la quale egli può aspettare anche decenni prima di venire letto e magari apprezzato (vedi i casi emblematici di Lovecraft e Van Gogh).
Per ciascuno di questi tre fini, non si può esimere da onestà, trasparenza e attenenza al testo, più che all’autore.
Non importa quanto uno scrittore abbia sudato sette camice per scrivere qualcosa, se è scritto male, non acquista per questo valore – semmai ne perde. Allo stesso tempo, non si può ignorare del tutto l’autore e il suo percorso: un libro discreto all’inizio della carriera può essere un buon esordio, a metà può distruggerla.
La questione è complessa, ed il critico (o il blogger che esprime un parere) deve ponderare un sacco di variabili, tra cui la più importante è il rapporto personale con l’autore.
E Girola per me è importante.

Il suo blog è tra quelli che seguo di più, ha una “politica” di mente aperta che ho trovato da poche altre parti, e soprattutto ha indetto Ucronie Impure, il concorso senza il quale, forse, non mi sarei rimesso a scrivere.
A mia “discolpa”, posso dire di avere letto alcune sue cose prima di partecipare al concorso, ed il mio giudizio da allora non è molto cambiato.

Inoltre, proprio in questi giorni che leggevo Prometeo e la Guerra, ha aggiunto Regola per Sopravvivere al blogroll del suo sito.

La domanda è: posso permettermi di recensire un libro di un autore che è importante, in questo senso, per me? Non correrò il rischio di farmi influenzare dalla simpatia, di trascurare difetti e di esaltare pregi?
Probabilmente sì.
Ma questo significa che dovrei rinunciare a recensire le persone che conosco?
No, perché finirei, con il tempo, a non poter parlare più di nessuno.

Tuttavia, la cosa importante non sono io come recensore, è il pubblico che è importante.

"Allora, la scrivi quella recensione per il mio prossimo romanzo?" "Sì, sì, ma tu devi farmi avere una cinquantina di visite al giorno in più... e appena esce la tua antologia voglio finirci dentro!"

Proprio per questo si vengono a creare quei meccanismi di feedback che distruggono la letteratura, nello specifico il “io parlo bene di te e tu parli bene di me” (che è secondo per nocività solo al “tutto è merda“), perché c’è un pubblico che si fida e che percepisce la mia recensione come valida ed influenzante (il potere della critica è enorme).

Però, questa cosa è presto risolta. Come?

Allo stesso modo in cui i produttori di giocattoli mettono gli avvisi sui loro prodotti: “può contenere piccole parti“, “rischio di soffocamento“, “può indurre licantropia“.
Pertanto, d’ora in poi, quando recensirò opere di autori per me importanti, o che rischio di rovinare per simpatia, lo saprete grazie ad un piccolo banner, o una frase, che vi farà sapere come il mio sentimento di obiettività possa leggermente calare: io non mi rovinerò la recensione e voi saprete sempre quando i sentimenti personali possano giocare un piccolo ruolo.

Purtroppo, con questa idea, non potrò mai farmi degli amici…

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