Seconda parte delle riflessioni sulla critica, iniziate con l’articolo di ieri.
Questa volta il punto è l’altro grande dubbio che mi ero trovato davanti: scegliere o meno di divulgare il proprio vero nome quando si fanno recensioni.

Infatti, in certi casi di articoli particolarmente negativi, sono fioccate anche rischi di denunce: c’è gente suscettibile in giro. Non è meglio evitare di dare loro una possibilità di raggiungere il sottoscritto?
In realtà, la risposta è più complessa.

Certamente è vero che senza un nome pubblico, o pubblicamente mostrato, eventuali autori in preda alle furie avrebbero qualche difficoltà in più a rintracciarmi, ma ci sono almeno un altro paio di variabili da considerare.
La prima è che, comunque vada, dubito che qualcuno mi farà una denuncia. Fatta eccezione per libri in cui potrei incappare per caso, evito di occuparmi di letteratura che non mi piace, se essa non ha un valore collettivo.
Ad esempio, io ho deciso di focalizzarmi sugli scrittori (emergenti e non) del panorama internet italiano, perché trovo che sia un mondo che ha bisogno di critica, intesa sia come feedback sia come selezione. Va da sé che iniziare a stronzare un ebook dopo l’altro non fa bene né alla mia salute, né all’autore, né, alla lunga, al genere di cui mi occupo.

Anche perché per autori autoprodotti, spesso un feedback o due fanno la differenza tra continuare a scrivere o buttare la penna nel cassetto. Quindi, c’è una necessità in me di evitare di parlare male per forza.
Diverso è il caso di un libro autoprodotto di cui decido di occuparmi ma che sia oggettivamente brutto (scritto male, povero di idee, senza stile, con errori di struttura e di trama eccetera); in questo caso, ritengo mio dovere parlarne. Senza ammazzare l’autore con una sega (lo scopo della critica è creare testi, non autori), ma facendo presente il perché e il percome. Evitare di recensire libri scadenti nel proprio campo è dannoso, porta ad avere solo recensioni positive; e anche un feedback negativo è importante per un autore.

Ma c’è una ragione ancora diversa per la mia decisione di uscire allo scoperto, ed è proprio legata alla critica.
Senza il rischio legato al nome, ovvero alla possibilità di mettersi in gioco fino in fondo, i miei articoli potrebbero prendere un certo tipo di piega, che a me appare inquietante: quella di creare un malsano culto di Shaggley.
Mi farebbe piacere vedermi imboccare d’uva e fare vento con le palme, certo, ma questo non aiuterebbe la mia critica, che, nascosta dall’illusoria sicurezza dello pseudonimo e sorretta dai commenti, potrebbe iniziare a scivolare nell’emotivo, nel suscitare commenti piuttosto che generarne, nel godere dei flame, e da ciò produrre sempre più articoli e recensioni emotive, piuttosto che circostanziate.

Se mi nascondessi dietro l'illusoria sicurezza di uno pseudonimo, i miei post sulla critica potrebbero venire dopati da eccessiva sicurezza, e scadere.

Non fa per me. Voglio che Regola per Sopravvivere cresca, ma cresca bene. Avere un nome pubblico, cui si può arrivare sin dalla home page, mi aiuterà ad evitare di cadere in tentazione e distruggere tutto ciò che sto provando a creare da nove mesi a questa parte.
L’altra ragione per cui ho deciso di uscire allo scoperto è che, in un certo senso, l’ho già fatto: a Dicembre con Ucronie Impure, ho partecipato, com’era ovvio, con il mio vero nome. Quindi il “danno” è già stato fatto.
E in un certo senso è meglio così, possiamo guardarci negli occhi.
Basta che non li copriate di avvisi di garanzia.

A proposito dell’aumento delle visite legate ai post… sono tre giorni che superiamo i cento, signore e signori, e la cosa mi ha dato un piacere che manco immaginate (se siete blogger, forse lo abbiate provato in prima persona). In particolare, ieri abbiamo raggiunto il record di sempre, stracciando quello di appena una settimana prima, 130 visite!
A tutti quanti, grazie.
Sono anche questi numeri che mi fanno andare avanti, ma soprattutto i commenti che ho ricevuto sull’articolo di ieri, che hanno segnato l’altro record in positivo.
Non posso che dire ancora una volta che, se sono arrivato fin qui, è anche merito di voi sopravvissuti che passate per Regola per Sopravvivere.

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