Come avevo accennato in questi giorni, la recensione che sta per iniziare, e le due che seguiranno, potrebbero non essere del tutto obiettive, in quanto provo una discreta simpatia per l’autore. Ma quello che verrà analizzato, alla fine, è il testo.

Il libro in questione è Prometeo e la Guerra, romanzo in tre parti di Alessandro Girola, disponibile gratuitamente in ebook. La prima parte, 1935, è di 160 pagine.

Prometeo e la Guerra, 1935

1935; in un’Europa dominata dagli Imperi Centrali, che hanno vinto la Grande Guerra grazie ai Prometei, uomini assemblati a partire da pezzi di cadaveri, il Kaiser spadroneggia più che mai, rischiando di destabilizzare equilibri internazionali faticosamente costruiti. E a farne le spese potrebbe essere proprio il vecchio alleato, l’Impero Asburgico, un regno in cui la lungimiranza dell’imperatore Otto d’Asburgo-Lorena è riuscita a creare una società pacifica, aperta e laboriosa. Intanto a Milano, nel regno Lombardo-Veneto, da qualche giorno si è verificato un atroce omicidio, e l’indiziato principale sembra proprio un Prometeo, con tutte le conseguenza politiche del caso. Ad indagare, viene chiamato un antropologo di scuola lombrosiana, che assieme ad un’ufficiale dei servizi segreti, scoperchierà segreti e bugie, cospirazioni ed un piano ben preciso…

1935 non è un romanzo perfetto. Ci sono alcune sbavature, come alcuni cambi di tono nei personaggi che non sono del tutto adatti alla situazione, qualche dialogo affettato (specie nelle prime pagine), una certa macchinosità nell’insieme, che passa da spy story a cospirazione internazionale. Non me la sento invece di condannare l’infodump, le informazioni non richieste, perché essendo un’ucronia, ovvero storia alternativa, al lettore è necessario far sapere dove si trova, come, e magari anche perché. Semmai, ciò che è dannoso è l’infodump completamente fuori programma (un paio di volte) bloccando l’azione per qualche riga.

Ma al di là di questo, 1935 è una eccellente spy story. Il motivo più importante è senza dubbio il background storico-politico, che dipinge un’Europa assai credibile (l’Inghilterra fascista, la Spagna in preda alla guerra civile, la Russia e gli Usa chiusi nel loro isolazionismo, la Germania che spadroneggia) e al contempo molto diversa da quella che abbiamo conosciuto, utilizzando i dettagli (le uniformi, l’accento dei personaggi, i loro nomi e le loro provenienze) per creare un’immagine di società multietnica e “sociale” nel Lombardo Veneto. Anche gli altri paesi, per quanto non se ne parli granché, sono realistici nella loro struttura, specialmente la Germania dall’industrializzazione selvaggia.

I personaggi sono ben costruiti, ed è particolarmente divertente (lo sarà ancora di più in 1936 e 1937) vedere personaggi realmente esistenti sussistere gomito a gomito con i protagonisti, l’antropologo Enrico Raddavero e l’agente Clelia Fagan; quest’ultima, poi, sembra uscita da un romanzo di Fleming (per quanto Raddavero non sia certo un James Bond, anzi).

Dialoghi e descrizioni sono fluide, funzionali; fatta eccezione per qualche scivolata qua e là, permettono alla storia di trasparire tranquillamente. Ogni tanto si assiste anche a qualche errore di battitura. Ma se c’è un vero difetto in 1935, è la mancanza di un reale contatto con i Prometei, che restano quasi sempre sullo sfondo, a parte un breve dialogo tra Raddavero ed uno di loro, all’inizio del libro, ed un altro nella seconda metà. Questi uomini rifatti riescono ad attirare su di sé forze politiche, a farsi scansare dai cittadini “bravi cristiani”, a farsi odiare per la loro diversità e ghettizzare, ma manca forse la misura del loro impatto sulla società. Ad esempio, la notizia di poter sconfiggere la morte avrebbe causato, verosimilmente, un’apostasia di massa dalla fede cristiana, pellegrinaggi dal Barone Von Frankestein (l’inventore dei Prometei), rivolte nelle strade, e via dicendo.

Senza dubbio, rappresentare tutto ciò in un libro che si prefigge di fare ben altro,  sarebbe stato difficile, per non dire rischioso di sviare l’attenzione dalla storia principale.

Al di là di tutto, 1935 è un libro godibile, pieno di spassose (e un po’ pungenti) frecciatine storiche al vecchio Regno d’Italia… e quindi un po’ anche all’Italia odierna, in caratteri che non sono certo cambiati. Il background storico è eccezionale, e soprattutto è un libro assai divertente. Che è, ancora una volta, quello che conta.

Lo trovate agilmente qui.

Qui invece il blog dell’autore, e qui il suo sito.

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