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Sto leggendo un libro sulla commedia e l’umorismo, in questi giorni, e mi ha colpito una sua affermazione, proprio nelle prime pagine: bisogna puntare in basso.

Ora.

Io sono sempre stato un tipo ambizioso, che si è incasinato la vita (ne sa qualcosa il mio libretto universitario) dietro a progetti difficoltosi; la scimmia che voleva afferrare la luna e tutta questa specie di cose. Però mi sono reso conto anche dello stress che porta l’ambizione, e dei pericoli cui si va incontro, prima di tutto quello di finire a guardare la luna senza rendersi conto della strada per raggiungerla.

E se rapporto questa idea alla scrittura, ecco che un sacco di questioni diventano chiare.

Per prima cosa, il mio terrore per la scrittura è paura del fallimento. Semplice e pura. Si sapeva già, ma non l’ho mai visto con tale chiarezza, con tale lucidità. Il libro continua dicendo che, in genere, di 10 battute, 9 sono spazzatura.

E qui è partito il secondo campanello, ovvero la Legge di Sturgeon.

Legge di Sturgeon

 “Il 90% della fantascienza è spazzatura. Ehi, in effetti George, ora che ci penso, il 90% di qualunque fottuta cosa è spazzatura”.

Ma se questa legge è vera, allora significa che il 90% della mia produzione è spazzatura!

Trash, rifiuto, liquame, scorie tossiche, scarti di lavorazione, elementi indesiderati, scrap.

La cosa può apparire un pochino deprimente, è vero.

"In effetti,George, ora che ci penso questa cosa della Legge di Sturgeon è fottutamente vera! Basta leggere quello che scrive Shaggley, uno se ne rende conto subito!"

Invece è liberatoria.
Perché, e qui è arrivata l’epifania, che tutte le seghe mentali porta via, se nove volte, o novanta, o novecento sono sbagli, sono spazzatura, allora le mie aspettative si riducono tantissimo.

Il che può apparire un’altra cosa non così buona per la salute, l’equilibrio mentale e la salvezza del pianeta.
Ma le alte aspettative sono il primo problema della mia scrittura. E, credo, di un sacco di altri scrittori, autori, scribacchini, spreca-byte come me. Con le alte aspettative, infatti, vengono subito fuori anche le ansie, le paure: del successo, del fallimento. Quello che scrivi, quello che fai, non sembra buono neanche sulla pagina, me neanche prima. Motivo per cui, o viene comunque prodotto, ma in un ambiente negativo, che influenza la stesura finale e la penalizza, oppure la tensione è così forte da mantenerlo chiuso.

Quindi, basse aspettative. Errori su errori. Spazzatura.
Scrivo spazzatura, scrivo roba che si mette nella lettiera del gatto, scrivo roba che farebbe sembrare Snoopy un romanziere di primo piano. O perlomeno, nove volte su dieci sarà così.

E allora, vaffanculo e liberi tutti!
Senza più problemi sui risultati, posso focalizzarmi sul processo della scrittura, ovvero su quel mettere parola dietro parola che mi farà concentrare su ciò che sto facendo, senza distrarmi. Pensare alla struttura, non alle sue conseguenze.
Evitare di preoccuparmi se il cocuzzolo della piramide sarà d’oro o di ottone al primo masso da venticinque tonnellate finalmente a posto.
Giusto per non considerare le altre migliaia che mi aspettano giù alla cava, immobili.

Quindi, testa a cassetta, mi prendo un paio di paraocchi, e la prossima volta che vedrò la luna, sarà quando ci sarò sopra con entrambi i piedi.

E il vostro rapporto con le aspettative troppo alte, qual’è?

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