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La Larva Anima è un romanzo breve in ebook gratuito, pubblicato da Bruno Maiorano nel 2010. In totale sono 142 pagine.

Per una volta, copio la descrizione dal sito, anziché scriverla io stesso. Per due motivi: il primo è che la trama del libro sembra inesistente, il secondo è che narra solo della prima decina di pagine. Oltre, c’è poco di discernibile.

Destatasi di notte in seguito a una visionaria e disturbante esperienza onirica che le fa rivivere aspetti di un incubo vissuto nell’infanzia, Chiara viene da lì a poco contattata da Ingrid, una donna che si è fatta guru di una combriccola di persone con in comune uno stesso irreversibile destino: una maledizione del sangue da loro chiamata “la Stagione della Larva”. Ingrid invita la ragazza a raggiungerla poiché ella condivide la stessa sorte, e molti sogni e fenomeni sovrannaturali suggeriscono “probabilità dell’inizio di una paziente ma ora non più sopita tragedia.

La Larva Anima è stata una delusione. Ed è un vero peccato.

Anche perché non ho finito la lettura.

Eppure il romanzo era cominciato alla grande. Scena onirica, che si trasforma in una visione d’incubo molto ben riuscita (il particolare dei bambini che “bevono ” dai cadaveri è meraviglioso).

Poi, la protagonista si sveglia. Ora ha venticinque anni, sono i giorni nostri e deve fare assicurarsi di non essersi persa nei sogni, che si sia svegliata per davvero. Meraviglioso, mi dico, ragioniamo, come letteratura dell’orrore.
Mi frego le mani come una mosca su un’arancia ammuffita.

Z! Z! Z!

A questo punto, la ragazza riceve una telefonata piuttosto confusa. Si chiude il capitolo, e si torna indietro di anni, al tempo in cui la ragazza era una bimba che viveva con i genitori, in un paesino dal nome improbabile di Lacrima. Ma, e pazienza. La bambina viene rapita da uno sconosciuto, per ragioni misteriose, tramite un incantesimo capace di stordirla. Ottimo.

Sul più bello, prima mazzata. Si cambia scena, PoV e protagonista, e si entra nella testa di tale Andrea, pischello, che si ritrova faccia a faccia con tale Sacerdote del Diavolo. Noi non sappiamo nulla di sacerdoti del male o roba simile, in questo punto della lettura. Ed il fatto che la storia di Andrea si concluda con lui che torna a casa scimunito, non aiuta la cosa. Anche perché il povero bimbo non compare più. A questo punto, mi sono grattato il mento. Di solito, alla terza grattata, chiudo un libro.

Terzo capitolo, quarto cambiamento di PoV. In 28 pagine? una specie di record. Adesso ci troviamo nella testa di Valerio, che ha ingaggiato un investigatore privato per non si capisce bene cosa, ma sembra sia legato alle paturnie della fidanzata di Valerio. I due si mettono in viaggio verso le rovine di Lacrima Vecchia, cittadina scomparsa dove si dice che vivano i morti. Infatti li trovano; seguono morte e sangue, ed il romanzo si risolleva.

Torniamo nella testa di chiara e la vediamo accompagnata dal rapitore proprio a Lacrima Vecchia, ed entrare in una casa; poco dopo, alla fine del capitolo, ulteriore (e siamo a cinque!) cambio di PoV: il rapitore, Clive, si mette a raccontare una storia che parla di tutt’altro personaggio. Su un discorso che non si capisce cosa c’entri.

Nuovo capitolo, e ancora un cambio di PoV. Un certo bambino, Yoel, viene ammazzato dai demoni. E… al contempo scelto dai demoni come loro delegato? Ma che cosa? Non ha senso!
Seconda grattata di mento.

Si torna da Chiara. Chiara che appena svegliata fa la conoscenza di un coso non ben definito, una specie di incrocio tra una cavalletta e un bigattino gigante. E poi, Chiara che ruzzola via, Chiara che si appoggia a un albero e piagnucola qualcosa.
Siamo a pagina 63.
E qui, senza perdere tempo a grattarmi il mento, chiudo il lettore ebook.

Una piccola pausa, istruttiva, sul corretto uso dei bigattini nella pesca. Casomai passasse di qua un ittiologo, che ne so...

Non ce l’ho fatta, lo ammetto. Le ultime venti pagine le ho passate combattuto tra la voglia di andare avanti e smetterla.
La forza immaginativa di Maiorano è notevole: le immagini del romanzo sono splendide, ben presentate, disgustose ed efficaci – erano la cosa che mi spingeva a continuare. Ma abbiamo personaggi che sanno di carruba, una trama che non si sa dove cavolo vada a finire e poi la giostra di PoV, che mette tutto dentro il frullatore. Senza una direzione precisa, o almeno il suggerimento di un’idea, un filo che unisca i pur notevoli arabeschi d’orrore, mi sono sentito spaesato. Non sapevo dove stavo andando a finire.

Il fatto che abbia interrotto la lettura, poi potrebbe significare che mi sia perso le ottanta pagine più sfolgoranti della letteratura horror occidentale? Improbabile.

Ma possibile. Il punto è che quelle ottanta pagine finali, per me non esistono. E lo scopo della trama è quello di far avanzare la narrazione punto punto, tenendo il lettore avvinghiato come in un incontro di catch.
Le belle immagini d’orrore presentate da Maiorano hanno funzionato solo fino ad un certo punto.

Mi spiace non avere continuato, ma non me la sento.
Un peccato per un libro cominciato così bene.

Se qualcuno volesse provare a riuscire dove io ho abbandonato, trovate il libro qui.

Speriamo che con Valpurga vada meglio.

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