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In questi giorni, una delle cose che mi ha fatto più girare gli ingranaggi (grazie a Peter Griffin per la citazione) è stata la polemica sui manifesti del PD di Roma per la Festa dell’Unità.

Accade che il PD ne faccia una giusta, e pubblichi manifesti ironici e veramente molto belli, in cui ci sono un uomo e una donna che, colti dal “vento del cambiamento”, si vedono portare via la cravatta e la gonna, anche se la donna fa il gesto di tenersela, in uan posa molto simile a quella fmaosa di Maryilin.
Accade che il manifesto femminile mostri ampie porzioni di gamba, diciamo fino alla metà della coscia, al massimo.

Il manifesto incriminato.

Perciò, un sacco di associazioni femministe, come il movimento Se Non Ora Quando e altri casi isolati iniziano a mostrare indignazione, stupore, rabbia verso il PD che si è reso complice dello sfruttamento dell’immagine femminile come fa il berlusconismo.
Insomma, hanno visto in quei dieci centimetri di coscia tutto il paradigma dell’abbrutimento della donna.
Sigh.

 

Non ci siamo.
Uno dei punti di forza del femminismo di tutti i tempi è la mercificazione del corpo della donna, che avviene quando l’immagine di una femmina giovane, bella e sana viene associata ad un prodotto, con l’intenzione di venderlo. Con il tempo, il prodotto e la donna si scambiano i ruoli, ed è la merce che genera reazioni di attrazione, insano desiderio e passione bruciante.
Di solito questo accade con la Apple.

Ma al di là della Apple, è certo che l’identificazione porta, nel tempo, ad una serie di fenomeni negativi, più che altro legati all’appiattimento della bellezza femminile sul tema della consumazione.
Questo è veramente triste; anche perché la pornografia fagocita l’erotismo (che è narrazione attiva, immaginazione, parola e fantasia).
Insomma, se è certo che la mercificazione è un fenomeno negativo, di fronte alle reazioni scandalizzate in relazione al manifesto c’è da mettersi le mani nei capelli.

Non sono mai stato molto tenero verso il movimento Se Non Ora Quando; quando, mesi fa, sono stato alla loro manifestazione a Firenze, ho scritto poi di esser rimasto colpito da un particolare che poteva sembrare minimo, ma che secondo me è fondamentale: l’assenza di belle ragazze alla manifestazione.
In un altro contesto, non sarebbe stato importante, ma quella manifestazione (e in generale tutto il movimento, mi sembra) si è espresso contro la deriva degli ultimi mesi, in cui ha iniziato ad uscire alla luce tutto il porcaio delle feste di Arcore e compagnia bella, con le ragazze scelte in TV come le ciliegie e portate in villa.
Tanta indignazione è cosa buona e giusta, ma mi sembra che ci sia stato più di un fraintendimento.

Non per niente, dopo le amministrative, sono usciti articoli allucinati sul Fatto Quotidiano, in cui si diceva che la sconfitta alle amministrative fosse merito delle donne.
Ah. tante grazie per i vent’anni precedenti, allora.

C’è un’altra cosa che non viene compresa, secondo me, dal movimento e dalle “femministe” in generale (oltre che da molti uomini): quello di berlusconi non è un harem, non è uno ius primae noctis, non sono soltanto “vergini che si offrono al drago”, come disse Veronica Lario.

Gli harem, infatti, vengono costituiti principalmente per dimostrare la potenza sessuale (e quindi virile) del leader, del capo tribù, del faraone, del Presidente del Consiglio. Di chi vi pare.
Poiché è il capo, può accoppiarsi molte volte.
Il ruolo della poligamia, degli harem e delle olgettine, ciascuna nella propria declinazione, è quello di riproporre in maniera più raffinata la sopravvivenza del più adatto, la selezione naturale.
Ma c’è un’altra questione.

Allo stesso modo in cui aiutano il padrone, le donne dell’harem si aiutano anche tra loro, ricevendo un certo bonus sociale ed economico; questo meccanismo è stato ampiamente sottovalutato, perché è la matrice delle olgettine.
Non si tratta di ragazze innocenti che vengono offerte al mostro, si tratta di piccole puttane (spesso istigate dai genitori!) che si offrono in cambio di danaro, posti in TV (o in Regione Lombardia…) o varie ed eventuali.
Sono arrampicatrici sociali, niente di più e niente di meno.

Il senso è che, paradossalmente, sebbene sia vero che ad un fenomeno del genere deve essere permesso di crescere e prosperare, colpevoli sono anche le ragazze che si vendono per ottenere qualcosa.

Solo che, per ottenere qualcosa, bisogna poter vendere qualcosa: in questo caso, gioventù e bellezza.
Se allora, alla manifestazione c’erano soltanto donne cinquantenni, poche adolescenti e molte anziane, arrabbiate ed indignate… potrebbe anche venire il pensiero che stiano dando buoni consigli… perché non possono più dare il cattivo esempio.

Il discorso mi sembra molto simile ad una marcia per la pace in una zona di guerra cui non prendono parte i militari, ma anzi sparano beatamente sulla folla: se non partecipano le persone interessate (in questo caso, quelle che potrebbero davvero offrirsi come vergini al drago), tutta la faccenda è pietosamente inutile.

E le critiche al manifesto del PD sono anche ridicole, perché ci si attacca, allora, all’idea di una mercificazione come causa prima, di un maschilismo becero che aborre la femminilità, che è la causa di tutti i mali delle donne e le usa a suo piacere, quando in realtà, almeno nel caso delle olgettine, è stata la femminilità a genuflettersi.
Parecchio.

Diciamo la verità, come manifesti del PD ho visto di peggio.

Personalmente, auguro ogni bene al movimento Se Non Ora Quando; prima di tutto, quello di rendersi conto che rischiano di inveire contro il meccanismo sbagliato, contro gli uomini.
Non siamo tutti quanti utilizzatori finali, signore.
E anche se lo fossimo, non vi rendete conto che tra quelle che di voi che possono sfruttare il proprio corpo per scalare la società, molte lo fanno. Senza venirlo a dire a voi.

Triste. Brutto. Senza dubbio.
Ma non lo si combatte con le polemiche a vuoto, con gli allarmi allucinati.

Altrimenti l’ora rischia di diventare il quando, ed il quando, ma quando mai.

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