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… se non facciamo qualcosa. Se ne sa molto poco, perché è stata una decisione presa (guarda caso) in fretta, dall’AGCOM, l’agenzia garante delle comunicazioni, di promulgare un regolamento che le permetterebbe di arrogarsi il diritto di rimuovere dalla rete qualunque contenuto audiovisivo che violi un copyright.

Ovviamente, il copyright lo decide l’AGCOM.
Per usare un termine dolce, è una puttanata.

La delibera dovrebbe essere approvata il 6 luglio, quindi tra una settimana. Non è la prima volta che l’AGCOM tenta di mettere le mani sulla rete, ma al domani delle amministrative e dei referendum, che hanno dimostrato quanto il web sia importante nel veicolare informazioni boicottate dalle tv, la cosa non può non assumere una valenza politica.
Ma quindi, cosa succede esattamente? Qui, sul sito Punto Informatico, c’è un bell’articolo del giurista Guido Scorza che spiega di cosa si tratta e quali misure adottare per contrastare la delibera.

Tuttavia, dato che manca una settimana e anche su internet non se n’è parlato molto, sembra che non ci sia la finestra di tempo necessaria per rompere le scatole a sufficienza. Quanto ad aspettare un coinvolgimento di qualunque partito, campa cavallo.
E allora?

E allora si potrebbe fare, come suggerisce Scorza, un atto di “obbedienza civile acuta”, ovvero inondare l’AGCOM di richieste di risarcimento. Ad esempio, per i miei due articoli di paleoclimatologia, pubblicati su altri siti (di cui uno brasiliano, senza il mio consenso e citando nome e link della fonte! Orrore, orrore!). Oppure le recensioni, le segnalazioni eccetera.
Giusto per far capire a qualcuno quanto ciò che si apprestano a fare sia inutile e costoso.

Se vogliono seppellirci sotto una valanga di norme, li seppelliremo sotto una valanga di carte.

Ne parlano anche Piovono Rane, Byoblu, e in più occasioni (una, due, tre) il Fatto Quotidiano.
Vi terrò aggiornati; nel frattempo, diffondete, parlatene e per ogni byte che ritenete caro, incazzatevi.

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