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Sono tornato.
Cominciamo con la recensione di Ucronie Impure, il volumetto che racchiude i dieci racconti finalisti dell’omonimo concorso. Data l’importanza – per me, ma credo anche nel panorama web italiano – della cosa, ho deciso di scindere la recensione in due parti: cinque racconti la prima volta, cinque racconti la seconda.

Ammetto di essere rimasto sorpreso dalla qualità della raccolta: nessun racconto è sceso sotto il “buono”, per quanto mi riguarda, ed alcuni hanno raggiunto un posto di eccellenza.
Beh, a dire il vero, tutti tranne uno.

Si va a incominciar.
Signore e signori, Ucronie Impure.

 

 

Alla Corte del Monaco Nero – Cristian Leonardi

Cosa accadrebbe se nella Russia di metà Novecento non fosse Stalin a regnare con il suo pugno di ferro, ma Rasputin, sostenuto da forze più sinistre dei fucili e dell’acciaio? Probabilmente il ruolo di Hitler sarebbe rovesciato, e pur nella sua brutalità, diventerebbe, o cercherebbe di diventare, un salvatore; ma forse questo cambio di prospettive non sarà sufficiente a mutare il suo destino…
Devo ammettere che il primo racconto è stato un po’ uno shock: vedere un’attrice degli anni venti ed Eva Braun che se le danno di santa ragione di fronte ad un menhir è una di quelle cose che rendono la letteratura fantastica degna di essere letta. Molto del racconto si basa su situazioni simili a questa, che riescono a generare un notevole senso di stupore.
Il difetto più grave è nel finale, che anziché risolvere un conflitto ne apre uno, lasciandoci con l’acqua alla gola proprio nel momento più importante.
Ad ogni modo, il racconto è più che godibile.

Aria – Mattia Tasso

In un’America sferzata dalla Grande Depressione, il presidente Hoover cerca disperatamente una soluzione per mantenere la propria poltrona e, in secondo luogo, anche evitare la carestia agli americani. La soluzione sembra averla un industriale, che con un colpo di genio tutto politico, cambierà per sempre volto all’America; un uomo con il sole in tasca? Più che altro con la maschera, in tasca…
Ci sono racconti che hanno uno spunto geniale. Aria è uno di questi, e riesce a svilupparlo in maniera credibile e anche un po’ rassegnata, come a dire che in quel periodo erano veramente disposti a tutto pur di mantenere poltrone e privilegi.
Anche Aria ha un finale aperto, anche se più che altro circolare; riesce a collegare tragedie personali e di un’intera nazione, e a fornire lo scampolo di un riscatto.
Ottimo.
Il Millenario Regno d’Italia – Ariano Geta

Dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, la popolazione italiana non ha fatto altro che imbracciare le armi e difendere la propria terra, diventando una delle più potenti e bellicose potenze del sedicesimo secolo, unita sotto la corona di Ravenna. Gli italiani non hanno mai conosciuto arte e letteratura, e il Rinascimento non è mai avvenuto.
Ma è davvero possibile distruggere del tutto una predisposizione che sembra radicata nei secoli, ed in più linee temporali?
Uno dei racconti che ho apprezzato di più, senza dubbio; quasi tutte le opere in Ucronie Impure hanno uno spunto, un riferimento anche minimo all’Italia, ma qui la situazione si rovescia e ci viene presentato un Paese forte, una Potenza, ma priva di quelle caratteristiche che hanno reso l’Italia immortale. Una sorta di specchio distorto, che porta anche a pensare come, alla fine, forse forse, le cose non siano andate poi così tanto male nella nostra linea temporale.
Il più grande difetto del racconto è una certa mancanza di credibilità di fondo; mantenere l’Italia in uno stato di guerra permanente per mille anni è uno sforzo non da poco, anche se è abbastanza per mostrato nella struttura del racconto.
Ad ogni modo, divertente e godibilissimo.

Kalokagathia – Angelo Cavallaro
L’uomo dal multiforme ingegno non ha mai costruito il Cavallo, né ha affrontato la propria Odissea, e le città greche sono uscite sconfitte dall’assedio di Troia a causa delle proprie divisioni, incomprensioni, desiderio di gloria personale. Ma ora che Paride è tornato e ha deciso di consumare la propria vendetta, le parti si sono rovesciate; è necessario tenere a bada l’esercito del re troiano, e forse Odisseo ha di nuovo l’idea giusta: aspettare Paride in  un valico montano, nei pressi delle Termopili…
Una versione di 300 riveduta e corretta. Corretta, perché agli ideali spartani della forza, del coraggio e dell’olio per ungere i muscoli, si contrappongono quelli molto “ateniesi” del bene comune, della “nazione” e della rinuncia alla gloria personale. Vedere gli eroi dell’Iliade che combattono l’uno contro l’altro, poi, è roba potente.
Anche se la mia preferenza personale va ad un altro racconto, senza dubbio Kalokagathia ha meritato la palma della vittoria.
Eccellente.

 

La Fine della Diaspora – Ferruccio Gianola
La nazione indiana è stata sterminata dal Generale Custer, che ora domina come dittatore unico gli Stati Uniti e buona parte del resto d’America. Ma quando il generale fa una sosta nell’Impero Austro-Ungarico, a Trieste, sembra che l’ora della vendetta sia arrivata. Le potenze europee, nello specifico la Francia, hanno tutto l’interesse a liberarsi del generale; e quale miglior assassino di un indiano? Giustizia poetica…
Confesso che a partire dal titolo avevo pensato ad un racconto sugli ebrei. Ad ogni modo, anche gli indiani non se la sono passata molto meglio; nel racconto, viene evidenziato molto bene come la loro nazione si stia lentamente sfaldando, i legami culturali stiano svanendo, e alla fine non resti che il sogno della vendetta.
Non si sa quasi più per cosa, questa vendetta, ed il racconto termina in un finale aperto, senza lasciare indizi sulla riuscita o meno del piano.
Molto Buono.

 

Questi erano i primi cinque racconti di Ucronie Impure.
Ci vediamo tra qualche giorno con la seconda parte.

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