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Sono uscito.
La febbre è passata una mezza giornata fa.
Ma i colori sono ancora lì.
Come quando si sbaglia a regolare la televisione, e la saturazione dell’immagine inizia quasi a dar noia agli occhi.
Le nuvole risplendono, fuori; devo evitare di guardare il sole direttamente.
La luce è livida, e mi lascia con delle macchie al limite dello sguardo.

Ci sono delle linee.
Sembrano le scie lasciate dalle lumache, lucidi filamenti bavosi.
Sono scuri, si attaccano alle persone.
Oggi ne ho seguita una, che pulsava sulla nuca di un tizio vestito da turista.
Non ce ne sono molte, ma non mi piacciono.
Ne ho scorta qualcuna che sembra puntarmi – ho preso l’abitudine di passarmi la mano sul collo.

Stasera le ho seguite, in mezzo ai vicoli e ai palazzi che sembrano venirmi incontro nella luce livida, alle ombre che giacciono ai limiti del mio sguardo.
Ho incontrato anche alcuni di quei tipi vestiti di nero; mi hanno salutato e sorriso, come se mi conoscessero, come se fossi uno di loro.
Non ho risposto.

Sono tornato in ostello con almeno tre di quei filamenti di luce bavosa che mi inseguivano, attenti a non farsi scoprire, i bastardi. Sono lenti, ma capaci di scatti rapidissimi.

Dio.
Dio, ne ho visto uno che si metteva a succhiare dagli occhi di una ragazza; la pelle attorno alle orbite le si è raggrinzita, scoprendo le ossa degli zigomi e le gengive. Sembrava che sorridesse.
Un altro aveva fatto specie di ragnatela di luce attorno alle orecchie di una vecchietta, tirandole le carne verso destra.
Non so cosa succeda, ma non mi piace.
Non mi piace.

Sono andato a letto il prima possibile.
Non ho fatto altro che guardarmi in giro tutto il tempo.
Quei dannati filamenti sono dovunque. L’uomo alla reception ne aveva uno.
Continuava a fissarmi – mostrando le gengive mentre mi sorrideva, con i fili di luce bavosa che gli danzavano dalle nari.
Sembrava che sapesse.
Dio.

Sto per addormentarmi, perché il mio corpo non ce la fa più.
Ho dormito tre o quattro ore negli ultimi due giorni, non riesco più a tenere gli occhi aperti.
Cazzo.
Non voglio svegliarmi con una di quelle cose attaccate addosso.
Non ne ho viste in camera.

Cazzo.
Non voglio.

Non ne ho viste qui. Forse non possono entrare negli edifici, forse non da sole.
Dio, spero siano solo qui, spero che quando tornerò non ne vedrò altre.
Dio, lo spero tanto.

Chiudo, ora.
Spero non possano entrare.

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