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Qualcuno ricorderà gli esperimenti sulla fusione fredda annunciati negli anni Ottanta e Novanta, lo scalpore generatosi e poi la caduta nell’oblio, quando i dati ottenuti non sono stati più riproducibili, e dunque inutili.

Oh, è la scienza, baby.

Tuttavia, da pochi giorni due scienziati dell’Università di Bologna, l’ingegner Andrea Rossi ed il fisico Sergio Focardi (che guarda caso sembra pure essere coautore del mio manuale universitario di fisica) hanno annunciato di aver creato una macchinetta grande quanto un tavolo, che riesce a produrre 1.200 watt/ora con una spesa di 600.
Insomma, sembra che abbiano scoperto il santo graal della fisica energetica.
C’è solo un minuscolo problema.

Non sanno come diavolo abbiano fatto.

Ora, in fisica i risultati riproducibili e verificabili – come sembra sia questo – vincono sulle teorie; ma in questa situazione c’è qualcosa che puzza di bruciato, come la decisione dell’Ing. Rossi di non divulgare alcuni dettagli riguardo alla costruzione del motore, perché protetti da segreto industriale.
La cosa non mi stupisce.

Dopotutto, esiste già almeno un progetto internazionale per la fusione nucleare, il Progetto ITER, che fa capolino nei miei sogni bagnati da una decina d’anni, e sul quale si sono investiti miliardi in ricerca.
Non è paranoico pensare che la scoperta (se di scoperta si tratta) di Rossi&Focardi possa essere nascosta o insabbiata per proteggere gli investimenti di qualche decina di paesi in un reattore a fusione funzionante.

C’è anche una questione globale, più importante, ed è una questione politica.
Il problema energetico, al momento, è il più grave che ci sia dato da affrontare. Nonostante per fortuna le riserve di carbone abbiano ancora decenni prima di venir esaurite, il petrolio non è così fortunato, e potrebbe esaurirsi nell’arco di vent’anni.
Il nostro mondo si basa sulla carenza di energia, non sull’abbondanza – il prezzo dell’energia è il prezzo di qualunque altra cosa, dai trasporti alle industrie al prosciutto al supermercato.

Libri cartacei. Che ne sarà di loro se la fusione fredda permetterà la produzione di energia a costo zero?

Certo, esistono altri problemi, come la distribuzione, lo stoccaggio e la conservazione (gli ultimi due sono ciò che impedisce al solare di diventare la tecnologia dominante); ma riuscire a produrre energia a costo quasi zero genererebbe dei problemi economici e politici che, in tutta coscienza, mi sembra che non siamo davvero pronti ad affrontare.
Chi gestisse gli impianti a fusione avrebbe un potere enorme; e dato che si tratta di impianti incredibilmente costosi, dubito che ce ne sarà uno a condominio.

Credo che la notizia della scoperta di Rossi&Focardi debba essere presa con molta filosofia e con un po’ di rassegnazione: fino a quando esisteranno profitti utili dalla carenza di energia, non vedremo accendersi il sole freddo.

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