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Se c’è un genere che in Italia non ha mai avuto grande successo è la fantascienza.
Vuoi per una carenza di cultura scientifica, vuoi per la cappa di realismo sotto cui la critica “alta” ci tiene – nonostante buona parte delle più grandi opere della nostra letteratura siano ascrivibili al genere fantastico, dalla Divina Commedia, a buona parte delle Operette Morali di Leopardi, fino al novecento con Buzzati, Calvino e Rodari.

I tentativi di riesumare qualcosa in ambito editoriale sono stati… pessimi, credo sia la parola che mi è concesso di usare.

E allora?
E allora pensiamoci noi.

 Capita che il buon Angelo abbia avuto un’ottima, ottima idea: quella di aggregare gli appassionati di fantascienza della rete, ed attraverso la rete, in modo da provare a creare un fandom, una base di persone a cui interessa il genere, capace di discuterne e perorarne la causa.

In parole semplici, un gruppo, il cui motto è e pluribus unum (da molti, uno – che mi sono permesso di declinare à la Sturgeon nel titolo di questo post).

Poi, tanto per rendere le cose ancora più interessanti, c’è anche un concorso.
Uno slogan e un simbolo (od una delle due cose) per mostrare al pubblico la fiducia nella fantascienza e nella volontà di creare un fandom – che c’è ma non vede la luce, ancora.
Cosa c’è in palio?
Il pianeta Trantor era già preso, quindi sei libri: tre per lo slogan, tre per il simbolo.
E un’intervista sul blog di Angelo.

Abbiamo tempo fino a fine mese.
E d’accordo che la fantascienza è la letteratura del presente, ma muoviamoci.

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