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Qualche tempo fa ho espresso dubbi sulle possibilità che una eventuale scoperta scientifica straordinaria, in questo caso la fusione fredda, possa venire insabbiata per motivi politici ed economici.

La domanda che non mi sono posto era sulla realtà della scoperta di Rossi & Focardi; da queste parti siamo scettici, e quindi ho aspettato qualche tempo prima di riconsiderare la faccenda, svanito l’entusiasmo e la speranza del momento.

I risultati non sono incoraggianti.

Tanto per cominciare, il processo dell’E-Cat, se di fusione fredda si tratta, sarebbe dovuto essere capace di produrre una quantità spaventevole di energia, più che sufficiente a creare vapore secco, in cui la percentuale di gocce d’acqua liquida è minima.

Infatti, proprio lo sbuffo di vapore è stato preso come prova del fatto che la reazione di fusione sia avvenuta.
Per dimostrarlo, del resto, era sufficiente controllare un paio di cose: la semplice fuoriuscita di calore, e lo stato del vapore.

La prima verifica avrebbe permesso di misurare il semplice scarto di energia prodotto dall’esperimento; dopotutto, l’idea che si tratti di fusione fredda è dovuta in primo luogo all’eccesso di energia ottenuto, capace di vaporizzare del tutto l’acqua usata nell’esperimento.
Ma questa prima verifica non è stata fatta.

C’era pur sempre la seconda.
E la seconda è stata fatta… ma con uno strumento adatto (secondo il costruttore) a misurare l’umidità dell’aria, e peraltro senza controllare che fosse entrata dell’acqua nel condotto di scarico!

Quindi, tirando le somme, non possediamo prove sperimentali della realtà del fenomeno dell’E-Cat.

Per intanto, direi di fasciarci il capo, ed attendere altri dati verificabili – se mai ne verranno; forse l’E-Cat ha funzionato davvero, ma senza possibilità di verificarlo, di controllare e riprodurre l’esperimento, ha la stessa utilità e la stessa valenza pratica di una bufala. Per il momento, l’unica fonte di energia a fusione è la nostra deliziosa stella gialla.

Per il sole freddo, l’estate è appena finita.

Tra l’altro, quando ho iniziato a scrivere questo articolo avevo lasciato un punto di domanda: Nubi sul Sole Freddo? ma dopo aver letto un po’ di articoli sui dubbi sull’esperimento, l’ho tolto.
Tra l’altro, se sapete leggere in inglese e avete voglia di approfondire, qui trovate una serie di articoli di Steven B. Krivit, editore della rivista online New Energy Times, che sono stati la base per il sunto (stringato ma credo efficace) di questo post.

Un ringraziamento va anche a Mauro, che ha ispirato con i suoi commenti la nascita di questo post.

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