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…e oggi lottava insieme a noi.

A Roma, a partire dalle due e mezzo circa del pomeriggio fino alle sette di sera.

Era in ognuna di quelle figure che incendiavano le macchine

e rompevano le vetrine.

Era ogni esaltato con il volto coperto e le bombe fumogene,

con i bastoni alzati e le mani a pugno.

Era nel blindato della polizia dato alle fiamme,

e nelle migliaia di manifestanti cui hanno impedito di dire la loro;

vergogna.

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. […] In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… […] Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. […] Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. […] Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. […] Soprattutto i docenti. […] Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

Francesco Cossiga, intervista a La Nazione, 23 Ottobre 2008.

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