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Nel dicembre 1973, la diciottesima missione Apollo fu effettivamente lanciata; la notizia della sua cancellazione era un falso.
C’erano delle buone ragioni per dichiarare una notizia simile.

Spesso attendo un po’ prima di pubblicare recensioni su film che ho visto. Lascio che l’entusiasmo del momento si depositi, e possa estrarre impressioni a freddo, più in prospettiva del solito.

Di questo si traduce in un calo di bontà del mio giudizio (come è successo con Inception, partito con un ottimo ed assestatosi sul mediocrino) ma in questo caso la china è risalita un poco.

Non che ci fosse molta china da risalire sin dall’inizio, eh.

Apollo 18 è, voglio sia chiaro, una delusione. Sotto molti aspetti.
Per cominciare, il film si struttura come un mockumentary (un falso documentario, ma lo dico in inglese che fa più Esperto) alla maniera che, da The Blair Witch Project a Cloverfield (en passant, non era così male come ci avevano fatto credere) abbiamo visto più volte.

A tal proposito, una scelta in tono con l’epoca in cui il film è ambientato: la pellicola ha colori sfalsati, si muove, perde il fuoco… tutti effetti studiati, evidentemente, per aumentare il realismo delle scene.

E i rumori.

La pellicola è ambientata sulla Luna (dove non c’è aria e quindi niente suono). E ci sono rumori.

Ora, va bene che è un film per il pubblico americano,

 

ma saranno andati al liceo, no?

No.
E vedere questi due astronauti che fanno rumori meravigliosi spostando le lamiere delle astronavi, sassi e polvere è un dolore tutto personale.
Poi, lo sappiamo, Hollywood ci ha abituato alle esplosioni roboanti nello spazio, ma se si sta girando un falso documentario, un minimo di realismo sugli effetti che si possano trovare sulla Luna è quanto di meno mi aspetto.

A parte ciò, il problema principale di Apollo 18 è che manca di… creatività.
Se c’era qualcosa di pericoloso, sulla Luna, sulla faccia nascosta della Luna, uno si può aspettare di tutto, da un’ameba grande quanto il Texas a un’intera civiltà di funghi senzienti che ce l’hanno a morte con creature con due braccia e due gambe che scrivono nei blog… ma no.

Questi ci mettono le pietre.
Pietre senzienti, che entrano nel corpo e iniziano a divorarlo dall’interno per riprodursi, e quando nessuno guarda, mettono pure fuori delle zampine (che uno si chiede che se ne facciano e che cosa mangino su una palla di roccia nuda, poi…) e si mettono a ticchettare sullo schermo.

Occhio che pinzano.

Come se non bastasse, questa scelta di mostrare piccoli effetti (pietre semoventi?), assieme a quella di utilizzare una pellicola sfocata e da due soldi, impedisce molto spesso di capire davvero che diavolo stia succedendo.
Inoltre, tutta la prima mezz’ora è snervante – non succede nulla, e succede anche male, perché non apre a nessuna ipotesi sul futuro del film.
Non so, cominciare con un flash forward, un’anticipazione, una foto sfocata di un mostriciattolo siliceo, qualcosa.
Tipo saper scrivere un soggetto per un film.

La vera sensazione che Apollo 18 suscita, non è la paura.
E’ la frustrazione.
Detto così, con i denti che digrign.
La frstrzne.

Tuttavia, alla fin fine, c’è qualcosa da salvare in questo film?
Qualcosa sì.
Tanto per cominciare, anche se l’idea delle pietre voraci è davvero quanto di meno si poteva fare con una possibilità del genere, il suggerimento che le oltre 250 rocce lunari portate sul nostro pianeta siano mostriciattoli pronti a colpire e a riprodursi, specie perché circa 160 sono ormai perse o distrutte, e quindi dal destino ignoto è abbastanza perturbante.
Non spaventosa, però fa pensare.

Poi, l’idea di un organismo minerale che parassita quelli biologici per riprodursi è interessante anch’essa. Sarà che alla parola “parassita” io drizzo subito le orecchie, ma se sfruttata in un modo più interessante, l’idea poteva anche essere buona.

Infine, c’è una deliziosa vena di ucronia che pervade il film, a cominciare dalla navicella sovietica (con relativo astronauta mummificato, mmmeh) che è arrivata sulla Luna prima degli americani, e di cui il nostro eroe si servirà per fuggire – o almeno provarci.

Tutto considerato, Apollo 18 è un film che ha uno o due momenti interessanti, ma manca di creatività in una maniera quasi insultante; se volete provare un’ora e mezza di frustrazione, guardatelo.
Per tutti gli altri, no moon at all.

Ah, un’ultima cosa.
Il budget del film è di cinque milioni di dollari, che corrispondono circa a una colletta fatta con i soldi della paghetta, considerati gli standard. Ecco, almeno, dice uno, hanno fatto un fiasco ma senza spendere troppo.

Nel caso del film di domani, non saremo così fortunati.

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