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Deserto della California, oggi. Un gruppo di turisti riceve una serie di binocoli dopo una lezione ricevuta da un improbabile poliziotto sulla mancanza di significato del cinema – e si mette ad osservare un “film”, direttamente dal vivo . l’azione si svolge in una piccola discarica poco distante.
Protagonista, un copertone che si anima, vaga per il deserto, rotola, genera attacchi psichici letali.

Poi, le cose si fanno davvero strane… 

Questo genere di cose o le si ama o le si odia.
Io ho la fortuna di appartenere alla frazione di persone che le ama.

Rubber è un film che ha più di un difetto, beninteso: insiste un po’ troppo sul concetto di senza senso che regge tutta la pellicola, quasi a mo’ di scusa, e anche se le prove degli attori sono abbastanza buone, qua e là si avverte qualche crepa nella loro credibilità, specie tra gli “spettatori”.

Poi, c’è la totale mancanza di trama, che, sebbene sia una specie di benedizione per un film come questo, alla fine tende a lasciare un po’ di amaro in bocca.

Eppure.

Eppure, alla fine Rubber riesce ad esser, più che un film dell’orrore, una specie di commedia surrealista, molto ben costruita nella fase di creazione dei personaggi (specie verso l’inizio, la “presa” di coscienza del copertone è davvero splendida), e capace di ridere di sé stesso.

Più di una volta l’azione viene completamente stravolta, e il gioco di follia con un copertone assai suscettibile, capace di fare esplodere la testa di ignari bersagli, riesce a strappare più di un sorriso.

Non finirà bene.

Anche se fallisce, alla fine, sia come commedia sia come film dell’orrore (i sorrisi non sono risate, e di brividi non c’è traccia), Rubber riesce comunque ad essere quasi un’ora e mezza di felice escapismo.

Un film onirico, in media non brillante, ma con alcune punte decisamente notevoli, come la splendida scena della donna delle pulizie che toglie il copertone dalla doccia mattutina, solo per vederselo tornare davanti, con conseguenze facilmente immaginabili.

Roxane Mosquida, che ha un ruolo importante nel film. Una delle punte di cui parlavo. Notevole, proprio.

Alla fine, da vedere, se non altro per provare qualcosa di nuovo. Basta ricordare, che alla fine,

Rubber non significa nulla.

Ci vediamo domani, con il preview di un progetto decisamente infernale.

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