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La settimana scorsa, come probabilmente già saprete, il noto sito di condivisione dei file MegaUpload (con i derivati come MegaVideo) è stato chiuso da una task force di varie agenzie di sicurezza mondiali, tra cui L’FBI.

Personalmente, la notizia non mi fa né caldo né freddo.

Nonostante questo blog (ed il suo autore) siano profondamente convinti della bontà del sistema di condivisione libera, l’arresto dei proprietari del sito ha messo a nudo un meccanismo che, a quanto pare, di tutto si occupava meno che di far condividere i file.

Lo dimostrano la limitatissima “vita” – ventuno giorni – di file che non venivano scaricati, il sistema basato sulla pubblicità nelle finestre (advertising),teso insomma non a massimizzare la condivisione in generale di qualunque file, ma a preferire certi tipi di contenuti sopra altri, favorendo la loro diffusione e violando, in questa maniera, la net neutrality (il principio secondo il quale qualunque tipo di file su internet deve ricevere la stessa banda – siano le foto della festa al mare o la riproduzione della Costituzione).

Non si trattava dunque di un sistema basato sull’imparzialità, come sono quelli peer to peer (letteralmente, “da pari a pari”, i programmi che consentono il download tra computer diversi, come Emule o Torrent), ma di un meccanismo che sfruttava il download dei file per generare profitti con l’advertising.

Si dirà che i server costavano, che c’erano spese di manutenzione.
Senza dubbio mantenere in rete uno dei siti più visitati al mondo non sarà stato gratuito, ma il punto non è coprire le spese, è creare una macchina per far soldi.

Si dirà che è facile fare moralismi adesso.
Capace, ma ciò che mi ha scioccato non è stata tanto la chiusura del sito in sé, quanto l’ondata d’indignazione che la seguita, in particolare gli attacchi da parte del gruppo di hacker Anonymous, che hanno mandato in tilt i siti delle maggiori lobby americane contro la pirateria e perfino quello dell’FBI.

Ciò che mi stupisce, e un po’ mi rattrista, è come la semplice “condivisione dei file” possa far smarrire la ragione. Un sistema veramente libero, un sistema degno di essere difeso da hacker ed internauti, è un sistema che non si basa sulla pubblicità, sugli introiti, e – pare – sul riciclaggio di denaro per andare avanti e garantire profitti.

Non è, come perfino ceti quotidiano spacciano, una battaglia di libertà, quella contro MegaUpload, ma una semplice questione di giustizia e legalità.

Se l’FBI smantella un sito di condivisione che sfruttava i file per fare denaro, chiudendo quello che di fatto è un traffico illegale (perché volto non all’espansione della conoscenza ma del portafoglio), allora io sono contento.

E questo è il motivo per cui su MegaUpload non ho versato lacrime.

O, per dirla all’inglese, I didn’t give a shit.

 

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