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La cripta odorava di buio, l’aria fredda che titillava le narici dell’uomo con il candelabro, gli occhi spalancati a cercare di scorgere qualunque guizzo o forma strana si presentasse anche solo per un istante.


L’uomo dietro di lui, con una pistola in mano e un completo da becchino, gli si accostò cercando di fare meno rumore possibile. Piccole nuvolette di respiro gli si addensavano davanti alla bocca; mise la mano sulla spalla del compagno.

“Allora?”

Il compagno si voltò; nella luce livida del candelabro i suoi occhi sembravano spenti, smerigliati come vecchie biglie nere; la bocca sormontata da baffi parlò in un sibilo.

“Credo… che noi si abbia da penetrar più a fondo.”

L’altro annuì, e passò le dita sottili sulla canna della pistola, avvertendo il metallo liscio e freddo. Diritto, definito. Gli dava un senso di sicurezza.

“Vai avanti, Edgar.”

Edgar non si fece pregare una seconda volta, e, chinandosi un poco, prese ad avanzare per la cripta, respirando aria fredda e odore umido, marcescente. Qualche altro passo e, tra le dita di nebbia, vide ossa biancastre spuntare tra le rocce della cripta. Un paio di teschi, girati verso l’interno della cripta, scontavano la polvere degli anni.

Umettandosi le labbra, Edgar fece cenno al compagno di avvicinarsi.

“Howard… vieni a vedere.”

L’uomo con la pistola obbedì, gettando occhiate a destra e a sinistra.
Edgar si avvicinò ancora con il candelabro, e mentre la luce si faceva più vivida, le forme dei teschi presero ad allungarsi, a fondersi con la pietra, la superficie bianca divenendo porosa e grigia, i denti allungandosi in zanne sottili, tre paia di orbite che si aprirono sulla fronte ovale.

Howard si morse il labbro.

Edgar ritrasse il candelabro e il teschio tornò al suo normale aspetto.

Howard fece cenno con la pistola verso il libro rosso tenuto in grembo dal compagno – Edward annuì, e lo chiuse, porgendolo all’uomo accanto a lui.

“Ti ringrazio.”, disse con un certo sollievo nella voce.

Prendendo il candelabro con entrambe le mani, Edward continuò ad avanzare sul pavimento della cripta, la luce livida che dava al suo corpo un aspetto emaciato e grigiastro; dietro di lui, Howard cercò di non perdere tempo ad osservare le strane ombre che si agitavano ai piedi del compagno, alcune troppo simili ad artigli per non venire ignorate.

Continuando a seguire Edgar, Howard notò che mano a mano che si addentravano nella cripta i muri si facevano sempre più stretti, e strane striature li vergavano, ondeggiando alla luce del candelabro come vermi sotto una grossa pietra. Quando Edgar, forse imprudentemente, avvicinava troppo la mano al muro, le striature sembravano prendere una sorta di vita propria, muovendosi in maniere troppo… tridimensionali perché Howard fosse tranquillo.

Facendo di nuovo scorrere la mano sulla canna liscia della pistola, l’uomo si scoprì ad asciugarsi gocce di sudore freddo dalla fronte.
Qualche altro rimbombante passo dopo, Howard vide il compagno fermo di fronte ad una parete. Sembrava che fossero arrivati alla fine della cripta.

Edgar si chinò, facendo scricchiolare le scarpe di vernice, e fece un gesto con la mano da dietro la spalla; mentre appoggiava il candelabro a terra, Howard gli passò il libro.
Edgar lo aprì, e sfogliando le pagine, arrivò ad un certo punto, verso la fine del tomo. Alzando il braccio destro in alto, disse con voce stentorea alcune sillabe che suonarono all’orecchio di Howard come vetro tritato.

Poi, passato di nuovo il libro al compagno, Edgar raccolse il candelabro da terra, e come lo toccò, il metallo assunse il colore e la consistenza della carne; apparvero anche alcune vene bluastre che sembravano scomparire lungo la mano ed il polso di Edgar.

Poi, piegando la mano, Edgar mise il candeliere orizzontale, perpendicolare alla parete della cripta; le fiammelle di luce livida, ora risplendenti di un grigio opaco, rimasero allineate con le candele. Quindi, con una spinta decisa, infilò il candelabro nella parete, fece un movimento con il polso, e la roccia venne assorbita nel candelabro, tirandosi in filamenti come zucchero filato scuro e poroso.

Edgar ritirò indietro il braccio, e da dietro la parete arrotolata provenne un lezzo mefitico, assieme allo scorcio di un corridoio; l’uomo continuò a tirare la parete con il candelabro, stendendola in filamenti verso destra, fino a quando non fu liberato un passaggio sufficientemente grande.

Edgar poi pronunciò un altro paio di sillabe sgraziate, che riverberarono nelle orecchie di Howard, ed il candelabro tornò normale, staccandosi dalla parete di roccia, ed illuminando le spire di pietra come se fossero state lì da secoli.

Poi, voltandosi ad osservare il compagno, disse con uno strano sorriso, la luce danzante nelle orbite del volto:

“Spero che quella tua pistola sia carica.”

_______________________________ Fine Prima Parte _______________________________

Ammetto che oggi sarebbe dovuto esserci l’episodio V di Extra Lucem.
Invece, niente. Ma anziché proporvi gattini, questa volta ho trovato una soluzione migliore: mi sono ritrovato per caso in mano l’immagine all’inizio di questo post, e ho deciso di lasciar… crescere la cosa.

Domani, la exciting conclusion!

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